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Omicidio Prisco a Tortora: chieste pene tra i 18 e i 20 anni per i tre imputati

Aggiornamento: 12 apr

Omicidio Prisco, a Tortora, oggi l'udienza con le richieste di pena del pubblico ministero Bannò per i tre imputati, chiesti 18 e 20 anni di reclusione in abbreviato


Omicidio Prisco, a Tortora, oggi l'udienza con le richieste di pena del pubblico ministero Bannò per i tre imputati, chiesti 18 e 20 anni di reclusione in abbreviato

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Tortora, 9 aprile 2024 – Mano pesante del pubblico ministero, Mariolina Bannò, in riferimento alle richieste di pena per gli imputati coinvolti nella vicenda dell'omicidio di Francesco Prisco avvenuto a Tortora nella notte tra il 16 ed il 17 febbraio dello scorso anno.

Per Angelo Lentini, 43 anni, di Scalea, il pm ha chiesto venti anni di reclusione;

per Michele Tufano, 40 anni, originario di Ottaviano (Napoli) residente a Tortora, la richiesta è di venti anni di reclusione;

per Jonathan Russo, 40enne di Scalea, la richiesta del pm è di diciotto anni di reclusione.


Nel corso della prossima udienza si svolgeranno le eventuali repliche dell'ufficio della procura e poi dovrebbe essere formulata la sentenza, da parte del giudice del tribunale di Paola, Roberta Carotenuto.

Angelo Lentini, è difeso dall'avvocato penalista Antonio Crusco; Michele Tufano, dagli avvocati penalisti Giuseppe Bello e Antonio Tomeo, quest'ultimo del foro di Napoli; Jonathan Russo è difeso dall'avvocato Giuseppe Bello.

L'avvocato Norina Scorza difende la madre di Francesco Prisco, Erminia Limongi, parte civile nel processo insieme al padre della vittima, Giuseppe Prisco, difeso dall'avvocato Luigi Morrone.


Gli imputati, come è noto, hanno chiesto ed ottenuto il processo con rito abbreviato.

Angelo Lentini è ritenuto l'esecutore materiale dell'agguato a Francesco Prisco.

Come si ricorderà nella notte tra il 16 ed il 17 febbraio, Francesco Prisco, venne ferito a colpi di arma da fuoco, sul marciapiede della sua abitazione in via Ruggiero Pucci, alla Marina di Tortora. Dopo essere stato soccorso sul posto, venne trasportato all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, in gravissime condizioni, e dieci giorni dopo morì a causa delle ferite generate dai pallini esplosi da un fucile. La vittima, aveva probabilmente riconosciuto il gruppo che lo aveva inseguito e chi aveva premuto il grilletto e, nel periodo di degenza in ospedale, probabilmente aveva avuto modo di riferire vari particolari.


 

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