Tentata estorsione mafiosa nel Cosentino: due arresti
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Indagine della DDA di Catanzaro su pressioni mafiose a imprese impegnate in appalti pubblici tra Spezzano Albanese e San Lorenzo del Vallo

12 marzo 2026 - Ore 16.10
Due persone sono state arrestate questa mattina nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catanzaro. Il provvedimento cautelare in carcere è stato emesso dal GIP del Tribunale di Catanzaro su richiesta dei magistrati antimafia, sulla base dei gravi indizi di colpevolezza per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa.
L’attività investigativa, condotta dalla Compagnia Carabinieri di San Marco Argentano, riguarda presunti tentativi di estorsione nei confronti di due imprese impegnate in lavori pubblici nel territorio della provincia di Cosenza.
Le indagini della DDA: pressioni su imprese impegnate nei lavori pubblici
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, gli episodi contestati riguardano due distinti cantieri pubblici.
Il primo caso riguarda una ditta aggiudicataria dell’appalto per la posa in opera del porfido nel centro storico di Spezzano Albanese.Il secondo episodio coinvolge invece un’impresa impegnata nei lavori di ricostruzione del nuovo plesso della scuola dell’infanzia di San Lorenzo del Vallo.
Le indagini ipotizzano che nei confronti delle aziende siano state avanzate richieste di denaro accompagnate da minacce implicite di ritorsioni, qualora non fosse stata accettata la richiesta.
Il metodo mafioso contestato dagli investigatori
La Procura antimafia di Catanzaro contesta agli indagati il ricorso al metodo mafioso, caratterizzato – secondo l’impostazione accusatoria – da pressioni intimidatorie e dalla richiesta di somme di denaro come condizione per poter proseguire l’attività nei cantieri.
Le modalità descritte nel provvedimento cautelare richiamerebbero il modus operandi tipico delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, basato sulla minaccia implicita di conseguenze gravi in caso di mancata adesione alle richieste estorsive.
L’ordinanza cautelare del GIP di Catanzaro
Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini, il GIP del Tribunale di Catanzaro ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due indagati.
La misura cautelare è stata eseguita nella mattinata del 12 marzo 2026 dai Carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

































