top of page

Scalea, vaccini: caos al poliambulatorio: la versione del dirigente medico

Nei giorni scorsi, un esposto dell'avvocato Arturo Valente, sulla situazione del poliambulatorio per le procedure per la somministrazione del vaccino al poliambulatorio di Scalea



SCALEA – 17 dic. 21 - Poliambulatorio: dopo l'esposto presentato dall'avvocato Arturo Valente su una situazione di caos durante le operazioni di vaccinazione anti covid dei giorni scorsi, raccogliamo la versione di chi opera nella struttura di località Petrosa. Una relazione è stata inviata agli stessi destinatari dell'esposto ed anche all'autore l'avvocato Arturo Valente. Quest'ultimo, come di ricorderà, ha raccontato di una situazione caotica, prima di arrivare alle stanze degli ambulatori. “Siamo stati trattati come bambini e come animali” ha dichiarato il legale di Santa Maria del Cedro, che, in conclusione, ha invitato i destinatari dell'esposto a prendere provvedimenti: “Ciò che accade ogni qualvolta vi sono somministrazioni di vaccino, così come è accaduto anche al sottoscritto e alla sua presenza è un trattamento disumano, invalidi obbligati ad attendere fuori alla struttura e senza neanche la possibilità di sedersi, anziani, donne e giovani, persone trattate come pecore e non persone con i relativi diritti, tutti nell’impossibilità di reclamare. Il sottoscritto – si legge nell'esposto - chiede che i destinatari, ognuno per le proprie competenze, assumano decisioni valide che possano cambiare l’organizzazione attualmente esistente in caso di somministrazione di vaccini presso i poliambulatori Asp di Scalea Località Petrosa ed adottare tutti i provvedimenti del caso affinchè anche la Calabria faccia finalmente parte dell’Italia”.


Nella risposta, la dottoressa Benedetta Ianniello, dirigente medico responsabile del centro vaccinale si fa portavoce e rappresentante di tutti gli operatori sanitari e non, “coinvolti in questa triste storia”.

I fatti hanno avuto inizio mercoledì alle ore 13.30: “In netto anticipo – scrive Ianniello - rispetto all’orario di apertura, si raggruppavano un numero cospicuo di persone recatesi lì per sottoporsi alla vaccinazione anticovid-19. Per cercare di non creare confusione, soprattutto ai colleghi specialisti ambulatoriali, un’infermiera invitava i pazienti che erano in attesa di eseguire una visita specialistica neurologica o altro, ad entrare negli ambulatori non di competenza vaccinale. Per cercare di mettere ordine tra la folla che si stava creando all’ingresso del centro, l’amministrativa iniziava a distribuire dei numeri con l’intento di sedare litigi che avevano come causa la precedenza di ingresso tra le persone. La donna in abiti civili non inveiva contro le persone, come scritto nella lettera, ma cercava soltanto di farsi ascoltare dal gruppo folto che si era formato e che incurante delle norme anticovid-19, si stringeva all’interno di uno spazio ristretto”. A quel punto da parte di una donna che “accompagnava Valente” sarebbero partite frasi ritenute volgari dal personale e, scrive Ianniello “A questa minaccia si aggiungevano offese rivolte a tutto il personale sanitario presente del tipo: siete una massa di incapaci, di str... e non sapete neanche fare il vostro lavoro!”. La prenotazione dell'avvocato, spiegano poi dal centro vaccinale, era compresa tra le 15.00 e le 16.00: “ciò significa che le due persone in questione si sono recate in larghissimo anticipo al centro vaccinale con l'intenzione di prendere il posto di persone che erano prenotate prima di loro”. Poi, la responsabile dà voce anche al personale che opera nella struttura: “tutti i giorni cerchiamo di accogliere, con non poche difficoltà, un numero di persone sempre più alto, di fronteggiare gli umori di una popolazione stanca e confusa dalle molteplici notizie contrastanti; siamo pronti anche a chiedere scusa, se a volte, facciamo perdere tempo nel tentativo di tranquillizzare le persone e di dare risposte più rassicuranti a coloro che ne hanno bisogno; non siamo abituati a scrivere ogni volta che incontriamo difficoltà logistiche e umane, altrimenti saremmo sempre con una penna in mano e smetteremmo di essere operatori sanitari.


Non ci fermiamo ogni volta che qualcuno lede la nostra dignità. che non comprende i nostri sforzi, che non considera le ore che noi togliamo alle nostre famiglie e ai nostri affetti per cercare di dare, seppur minimo, il nostro contributo all’umanità. Non ci lamentiamo quando un’unica persona alla porta (Tenente Sassone), peraltro volontaria, da circa un anno cerca di gestire con i soli mezzi che ha (la voce e la tenacia) una fila di 100 e più persone infuriate, solo perchè non hanno la pazienza di aspettare il loro turno. Nessuno si chiede se, magari quel ritardo, possa essere dovuto ad un malore di una persona, a spiegazioni necessarie per tranquillizzare un paziente. Nessuno se lo chiede e noi lo capiamo; è diffìcile comprendere il nostro lavoro: noi non siamo solo operatori sanitari, siamo anche una famiglia e un’offesa subita da uno di noi rappresenta un’offesa fatta a tutti noi, non è possibile scindere una categoria dall’altra”.



Comments


Miocomune whatsapp
  • Pagina Facebook miocomune
  • miocomune
  • Youtube miocomune
  • Instagram miocomune
telegram miocomune

contatto mail: miocomune@gmail.com

Iscriviti ai nostri canali per essere sempre informato
Clicca sulle icone, andrai direttamente ai nostri social

bottom of page