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Indagine al comune di Belvedere Marittimo del 2019: tutti assolti

Aggiornamento: 11 lug 2023

Indagine al comune di Belvedere Marittimo del 2019: tutti assolti. Per l'ex sindaco Granata, non luogo a procedere

Indagine al comune di Belvedere Marittimo del 2019: tutti assolti


BELVEDERE MARITTIMO – 7 lug. 23 - Risale al mese di aprile del 2019, il blitz della Guardia di finanza, per conto della Procura di Paola. Nell'indagine finiscono alcuni componenti dell'amministrazione del sindaco Enrico Granata e alcuni responsabili del settore tecnico. Ieri il giudice del tribunale di Paola, Roberta Carotenuto, ha assolto tutti gli indagati ed ha pronunciato il non luogo a procedere per l'ex sindaco Enrico Granata. Gli indagati: Enrico Granata, 66 anni, ex sindaco di Belvedere Marittimo; Antonietta Grosso Ciponte, 38 anni, responsabile dei settori III e IV al comune di Belvedere; Santino Stumbo, 56 anni, ex consigliere di maggioranza; Vincenzo Grosso Ciponte, 74 anni; Ciriaco Grosso Ciponte, 72 anni; tutti di Belvedere Marittimo; Alfonso Alimena, 76 anni, di Aprigliano; Massimiliano Pepe, 53 anni di Paola, responsabile del settore del personale.



Indagine al comune di Belvedere Marittimo del 2019: tutti assolti. Rito abbreviato per Antonietta Grosso Ciponte

Gli avvocati Nico D'Ascola e Giuseppe Pizzimenti che hanno assistito Antonietta Grosso Ciponte, ha espresso soddisfazione. “Finalmente si è chiusa positivamente con assoluzione la vicenda giudiziaria che nel 2019 aveva colpito, insieme ad altri, Antonietta Grosso Ciponte, responsabile del settore finanziario del comune di Belvedere Marittimo e stimata professionista del settore, accusata ingiustamente di aver svolto atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambio della procedura di mobilità dal comune di Acquappesa al comune di Belvedere Marittimo”. Grosso Ciponte, difesa dagli avvocati Nico D’Ascola e Giuseppe Pizzimenti aveva scelto di essere giudicata con il rito abbreviato proprio perché certa di dimostrare nelle giuste sedi la propria estraneità a tutti i reati contestati. E così è stato. “Il Gup – affermano i legali - ha emesso per lei sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Finalmente giustizia è fatta, e Antonietta Grosso Ciponte continuerà, come ha fatto finora, a svolgere con la professionalità che l’ha sempre contraddistinta il suo ruolo presso il comune di Belvedere Marittimo e presso altri enti pubblici”.




Indagine al comune di Belvedere Marittimo del 2019: tutti assolti. Il collegio difensivo

Nel collegio difensivo, fra gli altri, gli avvocati, Giuseppe Bruno, Carmelina Pepe Grosso, Amerigo Cetraro che difendeva l'ex sindaco Granata, Luigi Bottino, Nico D'Ascola, Giuseppe Pizzimenti e Basilio Ferrari. A tutti gli indagati era stato contestato, in concorso, il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio; ad uno degli indagati anche il reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio, con la continuazione. Ieri la decisione del giudice che ha posto la parola fine alla vicenda. In quel periodo, la cittadina tirrenica era in fermento per le elezioni amministrative. Era intervenuto anche l'attuale sindaco Vincenzo Cascini che aveva dichiarato: “Sono certo che il sindaco uscente, Enrico Granata saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Come sono certo, allo stesso tempo che la giustizia saprà accertare eventuali responsabilità di chi ha sbagliato, se le indagini dimostreranno che c’è stata illecita amministrazione. E’ di certo non semplice riuscire a gestire un comune calabrese, con tutte le difficoltà collegate”.


L'intervento di Massimiliano Pepe: "la fine di un incubo”

BELVEDERE - “La fine di un incubo”. E' il commento di un dipendente comunale di Belvedere Marittimo, Massimiliano Pepe, coinvolto insieme ad altri nell'inchiesta conclusa nel 2019 che si è conclusa nei giorni scorsi con l'assoluzione di tutti gli indagati. Ed è in una nota che Massimiliano Pepe racchiude la sua soddisfazione per l'esito del procedimento al quale è stato sottoposto che, in qualche modo, insieme ad altri lo ha costretto ad una lunga “trafila” con la giustizia ed anche con gli organi di informazione. E in una nota si evidenzia: “Il 6 luglio scorso, si è conclusa con sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, la triste vicenda che dal 2018 ha visto coinvolto il comune di Belvedere Marittimo”. Nel procedimento erano fini imputati l'allora ex sindaco, Enrico Granata, il consigliere Santino Stumbo; lo stesso dipendente comunale, Massimiliano pepe; Antonietta Grosso Ciponte, attuale responsabile del settore finanziario, Vincenzo Grosso Ciponte, Ciriaco Grosso Ciponte e Alimena Alfonso. Secondo l'accusa, gli imputati sarebbero stati legati dal compimento di atti volti al procacciamento di voti, in vista della prossima campagna elettorale in relazione all'indizione di una procedura di mobilita, riguardante la selezione per la copertura di un posto di direttore tecnico di ragioneria, poi effettivamente vinto, da Antonietta Grosso Ciponte. E qui Massimiliano Pepe racconta: “Dopo le perquisizioni della Guardia di finanza e il relativo sequestro di documentazione, supporti informatici, cellulari ed altro, che avevano destato scalpore in tutto l'alto Tirreno cosentino, era iniziato un lungo calvario. Fra l'altro anche con richieste di misure cautelari in carcere, successivamente rigettate, e con udienze e rinvii, nei quali in tutto il tempo tutti gli indagati si sono dichiarati sempre innocenti”. E qui il commento di Massimiliano pepe, che ringrazia anche i suoi legali: “È la fine di un incubo”, afferma Massimiliano Pepe dipendente comunale. Secondo quanto è emerso nella documentazione, all'epoca dei fatti, in qualità di responsabile del comune ha sottoscritto la delibera, la n. 310, avente ad oggetto proprio l'avviso pubblico di mobilità di Grosso Ciponte. “Dopo anni di duro lavoro svolto sempre con dedizione, professionalità e nella massima legalità e trasparenza – afferma Massimiliano Pepe - è stata dura essere accusato per fatti totalmente contrari al mio modo d'essere. Un'allucinante e lunga trafila, tra giustizia e mass-media, che hanno indubbiamente cambiato la mia vita; ma non ho mai smesso di credere nella giustizia. Soprattutto, grazie agli avvocati Giuseppe Bruno e Basilio Ferrari e finalmente la verità storica ha coinciso con la verità processuale”.

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