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Cetraro, rapina con metodo mafioso: il DNA incastra Alessio Ricco dopo 23 anni

  • 13 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
 Carabinieri e Guardia di Finanza operazione antimafia Catanzaro rapina metodo mafioso

Notificata un'ordinanza in carcere per il colpo al distributore di Guardia Piemontese del 2003: l'indagine della DDA di Catanzaro incastra Alessio Ricco di Cetraro



20 febbraio 2026




Nella mattinata di oggi, 20 febbraio 2026, i Carabinieri di Paola e la Guardia di Finanza (GICO e SCICO) hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere ad Alessio Ricco, già detenuto a Catanzaro, per una rapina a mano armata con metodo mafioso avvenuta nel gennaio 2003 a Guardia Piemontese. L'operazione, coordinata dalla DDA di Catanzaro, mette fine a un "cold case" giudiziario grazie a sofisticate analisi biometriche che hanno collegato il profilo genetico dell'indagato a reperti sequestrati oltre vent'anni fa.



La svolta nelle indagini: il DNA sul passamontagna

Il caso riguarda un brutale episodio avvenuto il 17 gennaio 2003. Il gestore di un distributore di carburante nell'alto tirreno cosentino fu minacciato con una pistola alla fronte e rapinato dell'incasso giornaliero. All'epoca, i rilievi dei Carabinieri permisero di ritrovare l'auto usata per la fuga e un passamontagna.

La prova regina che ha portato all'odierna ordinanza è di natura scientifica:

  • Il RIS di Messina aveva estratto e conservato un profilo DNA dal reperto.

  • Il recente confronto con il profilo genetico di Alessio Ricco ha dato esito positivo, risultando del tutto sovrapponibile.



L'aggravante del metodo mafioso e il clan Scomaienchi

Secondo la Procura Distrettuale Antimafia, la rapina non fu un episodio di criminalità comune. Le modalità dell'azione — definita "brutale e parassitaria" — sono state ritenute dal GIP come chiaramente evocative della forza intimidatrice del metodo mafioso.

L'accusa sostiene che il delitto fosse finalizzato ad agevolare il gruppo criminale diretto da Giuseppe Scomaienchi. Questo collegamento sposta il baricentro dell'indagine nel campo della criminalità organizzata, giustificando l'intervento della Direzione Distrettuale Antimafia e l'applicazione di misure cautelari di massima severità.



Dalla latitanza alla nuova ordinanza

Alessio Ricco era già un nome noto alle cronache giudiziarie recenti. Dopo un lungo periodo di latitanza, era stato catturato nell'ottobre 2025 e condotto presso la Casa Circondariale di Catanzaro. Il provvedimento odierno, seppur basato su fatti risalenti nel tempo, consolida il quadro accusatorio a carico dell'indagato, sottolineando l'efficacia della cooperazione tra diverse forze di polizia (Arma dei Carabinieri e Nucleo P.E.F. della Guardia di Finanza).


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