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Belvedere: ingiusta detenzione e indennizzo, perché l’assoluzione non garantisce il risarcimento

  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Assolto ma senza risarcimento: la decisione della Cassazione che fa discutere

Belvedere Marittimo: non basta l'assoluzione per un uomo di Cetraro per ottenere il risarcimento, la Cassazione chiarisce perché



19 febbraio 2026



La Corte di Cassazione, con una recente sentenza riguardante un fatto di cronaca avvenuto a Belvedere Marittimo, ha stabilito che l'assoluzione in un processo penale non genera automaticamente il diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione. Il caso coinvolge P.M., 38 anni di Cetraro, il quale, nonostante il proscioglimento dalle accuse di aggressione ed estorsione, si è visto negare l'indennizzo per i 210 giorni trascorsi tra carcere e domiciliari a causa di una "condotta gravemente colposa" identificata nell'inerzia durante il compimento del reato.




Il caso Maccari: la dinamica dei fatti e la decisione della Cassazione

La vicenda trae origine da un violento pestaggio avvenuto nel settembre 2022 ai danni di un addetto alla sicurezza di un locale pubblico. Sebbene P.M. sia stato assolto per non aver partecipato materialmente alle violenze e agli spari, i giudici hanno analizzato il suo comportamento sotto il profilo della ingiusta detenzione e indennizzo. Secondo la ricostruzione, l'uomo sarebbe rimasto inerte mentre il gruppo agiva in suo nome, rivendicando trattamenti di favore.



Quando la colpa grave esclude l'ingiusta detenzione e l'indennizzo

Per la quarta sezione penale della Suprema Corte, l'inerzia non è un fattore neutro. Se il comportamento dell'indagato contribuisce a creare un'apparenza di compartecipazione, il diritto alla riparazione decade. In questo contesto, la "connivenza passiva" e il mancato intervento, pur avendo l'autorità per farlo, sono stati letti come una forma di acquiescenza che ha tratto in inganno gli investigatori, giustificando l'applicazione della misura cautelare originale.




Ingiusta detenzione indennizzo: i criteri della "trasparenza" comportamentale

Il punto centrale della sentenza chiarisce che il giudizio di riparazione è autonomo rispetto a quello penale. Mentre il primo accerta la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, il secondo valuta se il cittadino abbia "dato causa" alla propria carcerazione attraverso condotte imprudenti o contrarie ai doveri di solidarietà sociale. Restare a guardare durante un'estorsione, secondo gli ermellini, configura quella colpa grave che osta al risarcimento economico da parte dello Stato.


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