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Belvedere, sparatoria sul lungomare: atti rinviati in Appello per due indagati

La Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati Cesare Badolato e Giancarlo Greco



BELVEDERE – 31 gen. 23 - Sparatoria e addetto alla sicurezza gambizzato. Una discussione, poi una rissa e un colpo di pistola. Ha rasentato la tragedia quanto accaduto sul lungomare di Belvedere Marittimo nella notte del 26 giugno 2021. I fatti, per la gravità attribuita, non sono passati inosservati, non sono stati sottovalutati e sono finiti sulle scrivanie della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con a capo il procuratore Nicola Gratteri. La seconda sezione penale della Cassazione ha accolto le tesi prospettate dagli avvocati difensori Cesare Badolato e Giancarlo Greco ed ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del Riesame di Catanzaro. L'atto precedente confermava la custodia cautelare in carcere per Lorenzo Iorio, 20 anni, e Attilio Brusca, 21 anni, entrambi accusati di tentato omicidio ed estorsione; reati aggravati entrambi dal metodo mafioso. I giudici della Cassazione, accogliendo il ricorso degli avvocati Cesare Badolato e Giancarlo Greco si sono espressi sulla gravità indiziaria, nell’ambito del giudizio di legittimità che ripercorre le motivazioni contenute nella decisione del tribunale della libertà, in riferimento alla presunta partecipazione ai gravi fatti dei due indagati. Per Iorio e Brusca, entrambi attualmente detenuti in carcere, si torna quindi ad un nuovo giudizio.



Ci sono altre persone coinvolte. Quella notte del 26 giugno di due anni fa, un folto gruppo, in numero superiore a quindici, con violenza e minacce, esplicite e implicite, esercitate contro Hakim Dezaz, addetto al servizio di sicurezza del locale notturno di Belvedere Marittimo, incaricato di invitare i clienti a pagare il prezzo delle bevande consumate, avrebbero costretto, secondo le ipotesi di accusa, i titolari dell’esercizio a servire gratuitamente le consumazioni e a non richiederne il pagamento. Alcuni, dopo essere entrati nel locale pur non avendo la prenotazione e dopo aver allestito autonomamente e senza autorizzazione un tavolo, avrebbero preteso di consumare al bar delle bevande senza corrispondere il prezzo e si sarebbero rifiutati di pagare quelle precedentemente bevute.



Uno degli indagati all'esterno del locale avrebbe esploso con una pistola cal. 6.35 un colpo d’arma da fuoco. Il proiettile ha raggiunto la coscia sinistra, “sede anatomica di punti vitali, quali l’arteria femorale”, dell'addetto alla sicurezza. Secondo la ricostruzione ci sarebbe stato anche il tentativo di sparare al volto la vittima, senza riuscirci “a causa dell’inceppamento dell’arma e nonostante i vari tentativi di sbloccarla tramite manovre di ricarica e scarrellamento”.



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