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Scalea, lanciata dal balcone; la Cassazione conferma: fu omicidio - Video

La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni del rigetto del ricorso sull'omicidio di Medina Pena, la dominicana uccisa il 23 dicembre 2018



SCALEA – 17 set. 22 - La vicenda dell'omicidio della straniera Medina Pena, di San Cristobal, in Repubblica Dominicana, morta a 36 anni, dopo la tragica caduta dal terrazzo della sua abitazione, torna nelle aule di giustizia. L'omicidio è avvenuto nella notte del 23 dicembre 2018, in un parco, nei pressi della stazione ferroviaria di Scalea. La prima sezione della Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza. La Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente, Angel Miguel Garcia, trentenne, anch'egli della repubblica Dominicana, al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende, nonché alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dalle parti civili, liquidate in complessivi 14.000 euro.

Il ricorso presentato dal dominicano per l'annullamento della sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro del 22 marzo 2021. L'opposizione del procuratore generale, Marco Dall'Olio, per l'inammissibilità del ricorso. La Corte d'Assise di appello di Catanzaro aveva confermato la sentenza del 18 febbraio 2020 del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Paola che, a seguito di giudizio abbreviato, aveva condannato Angel Miguel Garcia alla pena di sedici anni di reclusione, con riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, per l'omicidio di Santa Diomerys Medina Pena. Omicidio aggravato, per essere stata, la vittima, legata al colpevole da relazione affettiva e con lui stabilmente convivente. Viene definito un “tipico femminicidio".




L'omicidio, è stato motivato da conflittualità e dinamiche di gelosia nell'ambito della relazione sentimentale tra l'imputato e la vittima. La caduta dal quarto piano dello stabile del parco Juliano era avvenuta a seguito di una colluttazione tra i due conviventi. Una spinta del Garcia avrebbe provocato la caduta e la morte della donna. E' stato confermato l'accertamento di responsabilità, come ricostruito nella sentenza di primo grado, disattendendo la versione difensiva che ipotizzava un atto dimostrativo della vittima, postasi al di là della ringhiera del balcone per costringere Garcia a recedere dall'intenzione di interrompere il rapporto di convivenza. A supporto dell'azione omicida dell'imputato, gli accertamenti tecnici, gli esiti dell'autopsia che danno conto della dinamica della caduta al suolo della donna; i filmati tratti dalle telecamere di videosorveglianza poste nei pressi dell'esercizio di ristoro della madre dell'imputato, dove nella notte dell'omicidio si era tenuta la festa di compleanno del nonno di Garcia, alla quale aveva partecipato anche Medina Pena; la messaggistica e le immagini video contenute nel telefono cellulare della ragazza e dell'imputato. Nel ricorso in Cassazione si contestava, fra l'altro, la ricostruzione dell'evento e la dinamica della caduta. Si riproponeva la versione dell'imputato, che aveva parlato di una caduta accidentale di Medina Pena a seguito della simulazione di suicidio, messa in scena sporgendosi dalla parte esterna del balcone, conclusa con la caduta.



Il servizio video del 24 dicembre 2018





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