Praia a Mare e Tortora, unione dei comuni: Italia del meridione va avanti con il progetto

L'iniziativa coinvolge tutti i comuni dell'alto Tirreno cosentino. Una forma associativa che possa agevolare la gestione, i servizi e i cittadini



PRAIA A MARE – 30 ago. 22 - L'idea dell'unione dei comuni dell'alto Tirreno è sempre nell'agenda politica del movimento Italia del Meridione. Nei mesi scorsi sono già intervenuti i responsabili politici di Scalea, Grisolia, Diamante e Belvedere Marittimo. Ma il progetto tende a coinvolgere anche gli altri centri dell'alto Tirreno. Pietro Barbuti commissario IdM Praia a Mare; Gianluca Angotti di Tortora e Albino Console della direzione provinciale Idm, lanciano l'appello per i due centri al confine con la Basilicata: Praia a Mare e Tortora. “Rivolgiamo – scrivono - il nostro accorato invito alle amministrazioni dei comuni di Praia a Mare e Tortora, già attente e dedicate alla valorizzazione del territorio, certi dell'accoglimento dei contenuti della proposta avanzata da qualche mese dal coordinatore IdM dell'alto Tirreno, Giovanni Servidio, da sviluppare sinergicamente con gli altri amministratori della Riviera dei Cedri che già hanno manifestato interesse ad avviare una proficua discussione volta a stilare un documento condiviso con le amministrazioni del comprensorio”.



E, come si ricorderà, lo spunto è giunto proprio da Giovanni Servidio che è consigliere comunale a Grisolia, ma che fa parte del gruppo di Italia del Meridione. “L’istituzione dell'Unione dei Comuni della Riviera dei Cedri, proposta da Italia del Meridione – sottolineano Barbuti, Angotti e Console - è la bussola da seguire per una nuova e proficua azione di governo negli Enti Locali. Una battaglia, quella in difesa delle autonomie locali, da sempre al centro dell’agenda politica del nostro movimento perché convinti che da ciò passi il rilancio delle aspettative di crescita dell’alto Tirreno cosentino e non solo. La cooperazione istituzionale risulta, infatti, punto cardine per la risoluzione di larga parte dei problemi legati alle ristrette risorse disponibili per i comuni, le quali causano la soppressione di servizi fondamentali per il cittadino e quindi aggravano la profonda crisi sociale che anche la coda pandemica ha contribuito ad accentuare”.



Nei mesi scorsi, Giovanni Servidio, evidenziava: “C'è la convinzione che il ricorso ad una forma associativa, come “l’unione dei comuni”, “garantirebbe al territorio uno sviluppo economico e sociale tale da rendere l’alto Tirreno un unicum omogeneo capace di offrire tutti quei servizi che oggi mancano o risultano carenti. Ci troviamo di fronte un comprensorio che, in termini di servizi offerti, viaggia a diverse velocità. Ciò deriva dal fatto che ciascun ente deve adeguare il proprio raggio d’azione in riferimento alle risorse, umane e non, disponibili. Le Unioni, proprio perché si rivolgono ai piccoli Comuni, potrebbero favorire nuove attività amministrative come ad esempio la creazione di piccoli poli di gestione documentale e conservazione digitale oppure di banche dati inter operabili e condivise sul patrimonio informativo, al fine di attivare prestazioni agli utenti, sempre più focalizzati sulle loro esigenze specifiche e perseguire lo sviluppo, non solo economico, ma anche sostenibile del territorio”.



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