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Cetraro, il Comune si costituisce parte civile nel processo antimafia

  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La Giunta comunale decide di partecipare al procedimento della Dda di Catanzaro contro 21 imputati accusati di associazione mafiosa e reati aggravati dal metodo mafioso


Cetraro coinvolto come parte civile nel processo antimafia della Dda di Catanzaro


14 marzo 2026 - Ore 16.50




Il Comune di Cetraro ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro contro 21 imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e altri reati aggravati dal metodo mafioso. La decisione è stata assunta giovedì dalla Giunta comunale riunita al completo, dopo la notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare prevista per il 20 marzo presso il Tribunale di Catanzaro.

Secondo quanto riportato nella delibera approvata dall’esecutivo cittadino, l’ente locale ritiene di essere parte offesa e danneggiata dalle condotte contestate agli imputati e intende partecipare al processo anche per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal territorio.



L’inchiesta antimafia della Dda di Catanzaro

Il procedimento penale riguarda una presunta organizzazione criminale operante a Cetraro e nelle zone limitrofe della costa tirrenica cosentina. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo sarebbe composto da numerosi affiliati e farebbe riferimento alla cosca di ’ndrangheta guidata da Giuseppe Scornaienchi, con collegamenti alla storica locale mafiosa riconducibile al clan Muto di Cetraro.


L’organizzazione, secondo le ipotesi investigative, avrebbe esercitato nel tempo una forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, generando condizioni di assoggettamento e omertà nel territorio e “attuando un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica”.

Tra gli obiettivi attribuiti al gruppo vi sarebbe quello di conseguire vantaggi economici dalle attività produttive locali, sia attraverso la partecipazione diretta alle stesse sia tramite la riscossione di somme di denaro a titolo estorsivo. Le indagini ipotizzano inoltre il tentativo di acquisire o controllare attività economiche in diversi settori, consolidando così un controllo egemonico sul territorio anche mediante accordi con altre organizzazioni criminali.




I reati contestati e la posizione degli imputati

Nel procedimento iscritto presso il Tribunale di Catanzaro, il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone. Tra queste, dieci risultano già detenute, mentre altre sono sottoposte alla misura degli arresti domiciliari.

I reati contestati comprendono associazione di tipo mafioso ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale, oltre a diversi episodi di detenzione e porto illegale di armi, estorsioni, rapine e danneggiamenti aggravati dal metodo mafioso. Gran parte dei fatti contestati si sarebbe verificata nel territorio di Cetraro e nei comuni limitrofi della provincia di Cosenza.

L’udienza preliminare è stata fissata in Camera di Consiglio per il 20 marzo, dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura il 5 marzo scorso.





La decisione del Comune di Cetraro

L’avviso di fissazione dell’udienza è stato notificato al Comune di Cetraro il 9 marzo, circostanza che ha spinto l’amministrazione ad agire con urgenza. Nella delibera approvata dalla Giunta si evidenzia che l’ente locale è direttamente colpito dalle condotte contestate agli imputati.

Nel documento si legge infatti che il Comune è danneggiato “in quanto i reati stessi minacciano la sicurezza e l’integrità dell’ente e dei cittadini che esso rappresenta e tutela”.

Secondo l’amministrazione, le attività criminali ipotizzate avrebbero prodotto danni economici e sociali per l’intero territorio, incidendo su ambiti strategici come lo sviluppo turistico, il sostegno alle iniziative economiche e il regolare svolgimento delle attività produttive.



I danni economici, sociali e d’immagine

La delibera richiama esplicitamente anche i possibili danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dall’ente. In particolare viene evidenziato che il Comune subirebbe “un danno patrimoniale in relazione ad interessi quali lo sviluppo del turismo, il sostegno alle iniziative economiche e l’ordinato svolgimento delle attività produttive”.

Accanto agli effetti economici, l’atto sottolinea anche i profili istituzionali e sociali della vicenda. L’ente locale ritiene infatti di aver subito “un danno non patrimoniale consistente nella lesione del buon andamento della pubblica amministrazione e nel turbamento dello stato di pace sociale della collettività”.

Un ulteriore passaggio riguarda l’aspetto reputazionale. Secondo quanto evidenziato dalla Giunta, la presenza di fenomeni criminali può generare “un danno all’immagine in conseguenza del convincimento, ingenerato nell’opinione pubblica, di infiltrazioni mafiose nel tessuto politico e sociale dell’ente”.




Il mandato al sindaco e la nomina del legale

Alla luce di queste valutazioni, la Giunta ha deciso di esercitare la facoltà prevista dagli articoli 74 e seguenti del codice di procedura penale, autorizzando il sindaco di Cetraro a rappresentare l’ente nel procedimento giudiziario.

L’amministrazione comunale potrà così avviare le azioni civili per il risarcimento dei danni, sia patrimoniali sia non patrimoniali, compreso quello legato all’immagine del Comune.

Con lo stesso provvedimento è stato inoltre affidato al responsabile del Settore Affari legali e personale il compito di predisporre gli atti necessari per individuare e nominare il legale che assisterà il Comune nel processo.


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