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Omicidio Aquino: la foto della bici individuata anche su Google maps

I particolari dell'omicidio Aquino avvenuto a Schiavonea di Corigliano Rossano a maggio



CORIGLIANO ROSSANO – 9 dic. 22 - Le indagini sull'omicidio di Pasquale Aquino, avvenuto il 3 maggio scorso a Schiavonea, e che rappresentano le basi di alcuni arresti effettuati nella mattinata di martedì a Corigliano Rossano dai carabinieri, sono costellate da una serie di attività puntuali effettuate dai militari coordinati dal tenente Raffaele Giovinazzo. Numerosi elementi raccolti che sembrano far coincidere le varie ipotesi investigative fino a far presumere di avere individuato in Francesco Le Pera il presunto autore materiale del delitto di viale Mediterraneo a Schiavonea

IL GIORNO DELL'OMICIDIO

Giorgio Arturi e Manuel Intrieri vengono individuati con il ruolo di “palo” e "vedette”, con il compito di avvisare il Le Pera ed un altro soggetto non ancora identificato dell'arrivo della vittima nel luogo prescelto per l'agguato e di assicurarne la fuga dopo l'omicidio. Grande rilevanza potrebbero avere le armi ritrovate e quelle utilizzate per l'omicidio, entrambi calibro 7.65 browning: una pistola mitragliatrice Skorpion e una pistola semiautomatica. La ricostruzione: alle ore 19.20 del 3 maggio, due soggetti travisati, che rispondevano alla descrizione resa da un teste, percorrevano in bicicletta viale Riccione, parallela a viale Mediterraneo. Pur essendo completamente travisati, non indossavano dei guanti.



I KILLER IN BICICLETTA

Nei successivi minuti e fino al momento dell'omicidio, i due ciclisti, monitoravano l'area, con diversi giri nel quartiere ed in particolar modo intorno all’isolato teatro dell'evento. Alle ore 19.31 indossavano dei guanti di plastica, pronti all’azione di fuoco. Nel corso delle indagini, gli investigatori raccolgono diversi elementi.

IL TIMORE DEI FIGLI DI AQUINO

I figli di Aquino, detenuti rispettivamente l’uno presso la casa circondariale di Castrovillari e l’altro presso quella di Palermo in un colloquio indirizzavano i sospetti per la morte del padre su “quelli di Fabrizio”. In un altro colloquio, uno dei figli raccontava che il padre Pasquale nell’ultimo colloquio in presenza ad aprile gli aveva rivelato che “gli avevano chiesto di fare qualcosa e lui si era rifiutato”. Da altre conversazioni veniva fuori che uno dei figli avrebbe indirizzato i sospetti su alcuni soggetti di contrada Fabrizio affermando di avere ricevuto due lettere da persone che lo avevano invitato a riferire al padre di restare “fermo e buono”; e avrebbe quindi redarguito il padre per ben cinque volte.



IL RITROVAMENTO DELLA BICICLETTA

Altri particolari sembrano far convergere le indagini su punti ben precisi: il 6 giugno, per esempio in via Varsavia all’interno di una corte recintata veniva recuperata una bicicletta identica ad una delle due da ricercare, utilizzate dai killer. La polizia giudiziaria evidenziava in particolare l’identità per forma del telaio, del colore e soprattutto degli accessori installati quali: parafango anteriore e posteriore e le appendici al manubrio. C'è poi una foto dell'indagato vestito con un giubbotto trapuntato di colore rosso, identico a quello utilizzato da uno degli attentatori a bordo delle biciclette.

LA BICI SPUNTA ANCHE SU GOOGLE MAPS

Ma l'elemento che denota l'acume degli investigatori viene fuori da una ricognizione telematica con il semplice utilizzo di Google Maps in via Varsavia. I carabinieri hanno recuperato una fotografia dell'anno precedente, raffigurante un ragazzino, con rapporti di parentela con il principale indagato dell'omicidio, che girava all’interno della corte recintata a bordo di una seconda bicicletta “assolutamente collimante con quella utilizzata da uno dei due attentatori”.



LE PAURE DOPO IL RITROVAMENTO DELL'ARSENALE

L'omicidio Aquino, da quanto si legge agli atti, si intreccia con quella del rinvenimento delle armi in un fabbricato in contrada Fabrizio, il 6 agosto. “La provenienza illecita dell’arsenale – si legge - emerge chiaramente dallo stato di conservazione e dalle caratteristiche delle armi, alcune delle quali clandestine, altre senza matricola o con matricola abrasa o mai censite. Il porto in luogo pubblico è manifestamente riscontrato dalla movimentazione dell’arsenale all’interno di un casolare accertata tra il 4 e il 5 agosto. Sussistono gravi indizi dì colpevolezza, in primis, a carico di Francesco Le Pera – si legge ancora - desumibili dal compendio intercettivo e, in particolare, dalle conversazioni registrate che attestano la volontà dell’indagato di far spostare rapidamente le armi dopo il fermo di Arturi”. In alcune intercettazioni trapela anche il disappunto dell'indagato per la scelta del luogo adibito all’occultamento delle armi. Anche le conversazioni successive al sequestro testimoniano lo stato di forte agitazione dell’indagato a seguito del ritrovamento e del sequestro delle armi, in una, con la sua consapevolezza del rinvenimento anche dell'arma utilizzata per compiere il delitto



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