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'Ndrangheta e rifiuti: operazione "Mala pigna": i particolari, gli arresti

Eseguite misure cautelari nei confronti di 29 persone e 5 società, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Ravenna, Monza Brianza, Brescia e Bergamo




REGGIO CALABRIA - 19 ott. 21 - I carabinieri del Gruppo Forestale di Reggio Calabria, coadiuvati dai colleghi di vari reparti in Calabria, Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna, e dai carabinieri del comando rovinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri "Cacciatori Calabria", dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di stanza a Vibo Valentia e dell’Aliquota di Primo Intervento (API) di stanza a Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale a carico di 29 indagati, con contestuale decreto di sequestro preventivo per cinque società nel settore dei rifiuti.

LE ACCUSE

Le persone coinvolte sono indagate, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, disastro ambientale, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di beni, estorsione, ricettazione, peculato, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, violazione dei sigilli e danneggiamento aggravato.

Il provvedimento, adottato nella fase delle indagini preliminari e salve le ulteriori determinazioni dell’Autorità giurisdizionale di merito, è stato eseguito nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Ravenna, Brescia e Monza-Brianza.

LE INDAGINI

Le indagini condotte dai militari del NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) di Reggio Calabria, sotto la direzione del Procuratore della Repubblica, Giovanni Bombardieri e coordinate dal Procuratore Aggiunto, Calogero Gaetano Paci, e dai Sostituti Procuratori Gianluca Gelso ( poi trasferito ad altro Ufficio ) e Paola D’ambrosio, Giorgio Panucci, sono state avviate nell’anno 2017 e traggono origine da un sopralluogo eseguito presso la sede aziendale di una ditta di trattamento di rifiuti speciali di natura metallica, sita nella zona industriale del Comune di Gioia Tauro (RC) e gestita dalla famiglia Delfino, da decenni attiva nel settore. I primi riscontri investigativi hanno evidenziato che la società, nonostante fosse oggetto dei provvedimenti di sospensione dell’autorizzazione al trattamento dei rifiuti e di cancellazione dall’Albo nazionale dei Gestori Ambientali, era diventata il fulcro di un’attività organizzata per il traffico di rifiuti speciali di natura metallica, con base operativa a Gioia Tauro (RC) e con marcate proiezioni sul territorio nazionale ed internazionale. Rocco Delfino, per anni socio e Procuratore Speciale della società, con il contributo materiale e morale di ulteriori soggetti, mediante artifizi volti ad aggirare la normativa antimafia, avrebbe promosso un’associazione volta al traffico illecito di rifiuti mediante la gestione di aziende fittiziamente intestate a soggetti terzi ma riconducibili alla diretta influenza e al dominio della famiglia.



GLI INDAGATI

Misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di:

1. DELFINO Rocco

2. DELFINO Giovanni cl. ‘57

3. DELFINO Giovanni cl. ‘93

4. DELFINO Salvatore

5. CANGEMI Domenico

6. MESSINEO Aurelio

7. PALAIA Francesco Benito

8. PITTELLI Giancarlo

9. FORGIONE Roberto

Misura degli arresti domiciliari nei confronti di:

1. NUCARA Giuseppe Antonio

2. GANGEMI Alessio Alberto

3. CANNIZZARO Deborah Anna

4. ZAPPONE Concetta

5. GIORDANO Domenico

6. CALABRETTA Giulio

7. TROVATO MAZZA Salvatore

8. GALATA’ Orlando

9. CAVALLARI Pier Paolo

10. MURATORE Vincenzo


Misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza ed obbligo di firma alla P.G. nei confronti di 9 indagati; una misura dell’obbligo giornaliero di presentazione alla PG


ALTRI PARTICOLARI

Altra allarmante condotta delittuosa accertata nel corso delle indagini riguardava lo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, attraverso attività di interramento nel suolo, diventato oggetto di investigazione e di accertamenti tecnici eseguiti dai Consulenti Tecnici nominati dalla Procura della Repubblica. Autocarri aziendali partivano dalla sede della società con il cassone carico di rifiuti speciali, spesso riconducibili a “Car Fluff” (rifiuto di scarto proveniente dal processo di demolizione delle autovetture) e giungevano in terreni agricoli posti a pochi metri di distanza, interrando copiosi quantitativi di rifiuti, anche a profondità significative. Gli accertamenti eseguiti portavano a disvelare anche l’interramento di altri materiali, quali fanghi provenienti presumibilmente dall’industria meccanica pesante e siderurgica. Tali terreni agricoli, a seguito degli interramenti ed a cagione di essi, risultavano gravemente contaminati da sostanze altamente nocive, alcune di esse rilevate sino a valori pari al 6000% (seimila percento) del limite previsto, con il concreto ed attuale pericolo che le sostanze inquinanti possano infiltrarsi ancor più nel sottosuolo determinando la contaminazione anche della falda acquifera sottostante.

Le indagini permettevano inoltre di documentare specifiche vicende estorsive a danno di imprese impegnate nell’appalto per la demolizione delle gru di banchina ormai obsolete presso il Porto di Gioia Tauro.



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