False assunzioni e finti matrimoni, immigrazione clandestina a Lamezia Terme: 61 indagati
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Chiuse le indagini sull'immigrazione clandestina a Lamezia Terme: scoperte false assunzioni e finti matrimoni

2 aprile 2026
I finanzieri hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di sessantuno persone nel mese di marzo, l'operazione della Procura ha smantellato una rete dedita all'immigrazione clandestina a Lamezia Terme, portando alla luce un collaudato sistema di false residenze e finte assunzioni lavorative nel territorio calabrese.
I reati contestati nell'inchiesta sull'immigrazione clandestina a Lamezia Terme
La Procura della Repubblica di Lamezia Terme, attraverso il Procuratore facente funzioni Vincenzo Quaranta, ha ufficializzato la conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 61 indagati. Le attività investigative, condotte sul campo dalle Fiamme Gialle lametine, hanno portato alla contestazione di reati che spaziano dal favoreggiamento all'immigrazione clandestina al falso ideologico in atto pubblico, includendo truffa, omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale e indebita percezione di erogazioni statali e del reddito di cittadinanza.
Il ruolo chiave dei pubblici ufficiali e le false residenze
L'infrastruttura illecita si basava sulla complicità "abituale" di un pubblico ufficiale. Quest'ultimo si sarebbe occupato di redigere false attestazioni nei verbali di accertamento, con il preciso scopo di iscrivere cittadini stranieri nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme. L'impianto accusatorio individua anche un secondo dipendente pubblico, implicato in un singolo episodio di falso legato agli accertamenti di residenza, e un ulteriore pubblico ufficiale accusato di rivelazione di segreto d'ufficio per aver divulgato informazioni sulle ispezioni della Guardia di Finanza all'interno dei propri uffici.
Finte assunzioni e matrimoni combinati per il rinnovo dei permessi
L'organizzazione aveva ramificato le proprie attività illecite per garantire ai cittadini extracomunitari l'ingresso o la permanenza sul territorio italiano, facilitando i rinnovi dei permessi di soggiorno. Per farlo, venivano registrati all'Agenzia delle Entrate falsi contratti di locazione e prodotte comunicazioni di assunzioni lavorative fittizie, in particolar modo nel settore del lavoro domestico. Gli indagati non si limitavano ai contratti: in diversi casi documentati, avrebbero organizzato finti matrimoni combinando giovani donne magrebine con cittadini italiani, alcuni dei quali ultrasettantenni.
Il patronato fittizio e le truffe sul reddito di cittadinanza
Il centro nevralgico per l'istruzione delle pratiche era un patronato di Lamezia Terme. La struttura era gestita da soggetti che, pur figurando formalmente disoccupati e percependo il reddito di cittadinanza, incassavano ingenti somme di denaro dai cittadini extracomunitari per elaborare le assunzioni fittizie.
Dettaglio Indagati | Numero |
Cittadini extracomunitari | 47 |
Cittadini italiani | 14 |
Totale soggetti indagati | 61 |
Revoche Reddito di Cittadinanza | 55 |
In merito alle frodi ai danni dello Stato, le autorità hanno provveduto a revocare il beneficio del reddito di cittadinanza a 55 soggetti, in seguito alla scoperta delle false comunicazioni riguardanti il requisito dei dieci anni di residenza in Italia.






























