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Estorsioni, armi e droga sul Tirreno cosentino: la DDA chiude le indagini per 29 persone

  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
L'ingresso nel covo di Scornaienchi a Cetraro

Controllo del territorio, estorsioni e narcotraffico, armi: la Dda chiude le indagini per 29 persone indagate sul Tirreno cosentino




12 febbraio 2026


La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha notificato in queste ore l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 29 persone residenti tra Cetraro e i comuni limitrofi, accusate di far parte di una presunta articolazione della 'ndrangheta a Cetraro. L'operazione, coordinata dal Procuratore Capo Salvatore Curcio, mira a smantellare un gruppo criminale strutturato che secondo le ipotesi, dal 2016 a oggi, avrebbe esercitato un controllo soffocante sul Tirreno cosentino attraverso violenze e traffici illeciti per imporre la propria egemonia economica.




La ricostruzione della Dda

Secondo la ricostruzione della DDA, il sodalizio sarebbe una diretta emanazione della storica cosca Muto. Al vertice dell'organizzazione gli inquirenti collocano Giuseppe Scornaienchi (35 anni), indicato come promotore e dirigente, affiancato da Luca Occhiuzzi (37 anni), attualmente detenuto per altra causa.

L'inchiesta dipinge un quadro di "controllo capillare", dove il clan non si limitava al solo traffico di stupefacenti, ma gestiva una vera e propria economia parallela basata sull'intimidazione.



Estorsioni e armi: i reati contestati nelle indagini

Le ipotesi di accusa formulate dai magistrati Giulia Pantano e Stefania Caldarelli sono pesanti: estorsioni ai danni di imprenditori, rapine, furti e numerosi atti intimidatori. Tra gli episodi più gravi figurano attentati incendiari e l'esplosione di colpi d'arma da fuoco contro la discoteca il castello di Sangineto e diverse strutture sanitarie della zona.

Durante le perquisizioni sono state rinvenute pistole clandestine con matricola abrasa e ingenti quantitativi di droga (cocaina e marijuana), oltre a veicoli rubati utilizzati per presunte azioni punitive. Un elemento ritenuto importante dell'indagine riguarda anche il favoreggiamento di latitanti eccellenti, ai quali il gruppo garantiva rifugio e supporto logistico.



I 29 indagati sul Tirreno

Oltre ai già citati Giuseppe Scornaienchi e Luca Occhiuzzi, l'avviso di conclusione indagini riguarda un vasto numero di soggetti. Ecco i nomi coinvolti: Giuseppe Antonuccio, Vincenzo Bufanio, Fedele Cipolla, Severino Caruso, Giuseppe Ferraro (latitante), Rocco Grillo, Mauro Leone, Ido Carmine Petruzzi, Marcello Ricco, Claudio Vattimo.

L'elenco prosegue con: Marco Antonuccio, Vincenzo Bevacqua, Silvio Bianco (Diamante), Angelo Ferraro, Agostino Iacovo, Alessandra Iorio, Leopoldo Losardo, Michele Macrì, Giulia Marino, Francesco Occhiuzzi, Antonio Palermo (Belvedere Marittimo), Marco Piazza, Massimiliano Piazza, Brunello Settecerze, Giuseppe Spanò, Angelo Lorenzo Tripicchio e Caria Tusa.

Nota di garanzia: Per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio.

Il collegio difensivo

Il collegio degli avvocati chiamati ad assistere gli indagati è formato, fra gli altri da: Cesare Badolato, Marco Bianco, Giuseppe Bruno, Vincenzo Bruno, Giancarlo Greco, Giorgia Greco, Valentina Moretti, Paolo Pisani, Emilio Enzo Quintieri, Armando Sabato, Federico Sapia, Armando Scarpino, Andrea Silipo, Simona Socievole.




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