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Duplice omicidio a Vicenza: Pietrolungo si avvale della facoltà di non rispondere

Dopo l'arresto del cetrarese Pietrolungo per il duplice omicidio a Vicenza di 33 anni fa dei coniugi Fioretto Begnozzi, l'indagato si avvale della facoltà di non rispondere


Dopo l'arresto del cetrarese Pietrolungo per il duplice omicidio a Vicenza di 33 anni fa dei coniugi Fioretto Begnozzi, l'indagato si avvale della facoltà di non rispondere

Cetraro, 14 giugno 2024 – Resta in silenzio: si avvale della facoltà di non rispondere il cetrarese Pietrolungo indagato per il duplice omicidio di Vicenza di 33 anni fa. Un delitto sul quale si vuole fare piena luce e ci sarebbero nuovi elementi a permettere tutto ciò. L'ultimo cosiddetto “cold case” venuto fuori da una pura casualità: un bulbo pilifero trovato in un fazzoletto repertato dai carabinieri della compagnia di Scalea a Cirella di Diamante e inserito nella banca dati nazionale, risultato compatibile con i reperti di quel duplice omicidio avvenuto a Vicenza nella serata del 25 febbraio 1991, quando l'avvocato civilista Pierangelo Fioretto venne ucciso a colpi di pistola al suo rientro a casa, intorno alle 20.15, in contra' dei Torretti, a Vicenza.


Nell'agguato morì anche la moglie, Mafalda Begnozzi. Come è noto, gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Vicenza, nella mattinata di martedì 11 giugno hanno arrestato Umberto Pietrolungo, ritenuto uno dei due killer di quel duplice omicidio, attualmente ristretto nel carcere di Cosenza.

Da quanto si è appreso, il cetrarese Umberto Pietrolungo, 58 anni, 25 nel giorno del duplice omicidio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Pietrolungo, per una serie di ragioni, è indicato come un personaggio di spicco nella cosca Muto operante a Cetraro e prevalentemente sul Tirreno cosentino. Il presunto killer della coppia Fioretto Begnozzi di Vicenza, assistito dai suoi legali Giuseppe Bruno e Marco Bianco, è stato interrogato ieri mattina nel carcere di Cosenza. Non sarebbe durato molto l'interrogatorio in quanto avrebbe deciso di non rispondere mantenendo il silenzio su fatti che potrebbero riguardare la sua gioventù.


IL PROCURATORE GIORGIO BRUNO. In occasione dell'annuncio dell'arresto di Umberto Pietrolungo, il procuratore capo di Vicenza, Lino Giorgio Bruno, che si occupa del caso ha anche chiarito in qualche modo l'idea che gli investigatori potrebbero essersi fatti sul ruolo di Umberto Pietrolungo e di un secondo killer non ancora identificato. «Possiamo escludere – ha dichiarato il procuratore Bruno - che il Pietrolungo, tra l'altro giovanissimo, all'epoca aveva 25 anni, sia portatore di un interesse personale, proprio, per l'omicidio, come pure mi sento di escludere che possa essere portatore di un analogo interesse l'altro esecutore materiale. Sullo sfondo – secondo il procuratore - vi è sicuramente un mandante e l'impegno, tuttavia a distanza di oltre trent'anni, perché dobbiamo tener conto di questo e con i mezzi di cui disponiamo sarà quello di individuare altre persone che sono coinvolte nella vicenda».


GLI ELEMENTI DI INDAGINE – Come abbiamo avuto modo di accennare in precedenza, la scrupolosità dei carabinieri della compagnia di Scalea ha agevolato le indagini. In un albergo di Cirella, chiuso all'epoca, intervennero i militari coordinati dal capitano Regina, comandante del nucleo operativo e radiomobile e diretti dal capitano Andrea D'Angelo. In quella occasione i militari erano impegnati sul luogo del ferimento, avvenuto con colpi d’arma da fuoco, di Roberto Martini. Era l’8 gennaio 2022, a Cirella di Diamante, all’interno dell’hotel San Daniele. Nella stanza in cui era stato Umberto Pietrolungo per una particolare scrupolosità, anche perchè il cetrarese era considerato latitante, si decise di effettuare un accurato controllo non tralasciando alcun particolare.


I reperti recuperati a Cirella di Diamante

E, da uno dei reperti sottoposti all’esame della sezione biologia del raggruppamento investigazioni scientifiche di Messina dell’Arma dei carabinieri, “costituito da un bulbo pilifero isolato su un fazzoletto era stato possibile estrarre un profilo genetico che denotava totale sovrapponibilità allelica con altro campione ottenuto – si legge - dal tampone orale raccolto nei confronti di persona identificata nel contesto di un separato procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Castrovillari”. L’acquisizione degli atti da parte della Procura di Vicenza, richiesti alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catanzaro, “consentiva di accertare che quest’ultimo campione era stato estratto a Umberto Pietrolungo, persona nata a Cetraro il 20 marzo 1966. La coincidenza dei profili, accertata dalla Polizia Scientifica, veniva affermata sulla base della migliore scienza ed esperienza genetica. Pertanto due soggetti originariamente ignoti, il cui profilo genetico era stato acquisito, a distanza di più di trent’anni, in diversi luoghi del territorio nazionale ed estratto da parte di sezioni specializzate in genetica forense di distinte forze di polizia, in realtà dovevano considerarsi un solo soggetto, ormai certo ed identificato”.





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