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Omicidio, dai carabinieri di Scalea lo spunto per riaprire le indagini sul caso di Vicenza

Duplice omicidio: un importante spunto per le indagini sul cold case di Vicenza proviene dai carabinieri della compagnia di Scalea: grazie al dna prelevato da un bulbo pilifero repertato a Cirella di Diamante


Un importante spunto per le indagini sul cold case di Vicenza  proviene dai carabinieri della compagnia di Scalea: grazie al dna prelevato da un bulbo pilifero repertato a Cirella di Diamante

Scalea, 12 giugno 2024 – La pista investigativa dell'omicidio dei coniugi Fioretto Begnozzi a Vicenza si è riaccesa come un faro, un po' grazie alla tecnologia che ha aiutato moltissimo per la comparazione del Dna, ma anche per lo spunto investigativo dei carabinieri di Scalea coordinati dal capitano Andrea D'Angelo, a capo della compagnia e dal comandante del nucleo operativo e radiomobile, il capitano Giuseppe Regina.

Gli ulteriori sviluppi delle indagini riconducono, infatti, anche sul Tirreno cosentino a Scalea e Cirella.


“Con nota del 24 febbraio 2023 il servizio di polizia scientifica direzione centrale anticrimine della polizia di Stato segnalava l’avvenuto accertamento di concordanza positiva al primo livello – si legge - tra i profili del Dna rilevati sul guanto in pelle con altro profilo, acquisito dai campioni biologici estratti da reperti sottoposti a sequestro dai carabinieri della compagnia di Scalea, in Calabria, sul luogo del ferimento con colpi d’arma da fuoco di Roberto Martini, fatto accaduto a Cirella di Diamante l’8 gennaio 2022 all’interno dell’Hotel San Daniele”. I carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dai capitano D'Angelo e Regina, in quella occasione non si accontentarono di fermarsi alle solite indagini di routine. Il ferimento di Roberto Martini portava al Pietrolungo, persona ritenuta ad alto livello nella cosca Muto.


Il cetrarese, in quel periodo era latitante e apparve nelle riprese di alcune telecamere di videosorveglianza. Da qui, la decisione di procedere ad una perquisizione che grazie all'accuratezza dei carabinieri permise di ricavare dei campioni biologici. Infatti, per inchiodare il cetrarese, vennero prelevati dei fazzolettini lasciati in una stanza. Dagli oggetti recuperati e dal prelievo del Dna in carcere venne confermata la piena compatibilità. Si tratta in pratica di un bulbo pilifero isolato sul fazzoletto, dal quale è stato possibile estrarre un profilo genetico che denotava totale “sovrapponibilità allelica” con l'altro campione ottenuto dal tampone orale raccolto in carcere dal Pietrolungo.


IL CASO

Cetraro, 12 giugno 2024 – E' sicuramente una di quelle indagini che ultimamente si ama definire con un termine inglese, un “Cold case”. Una indagine cosiddetta a “pista fredda”. Talvolta basta un piccolo indizio come quello di un fazzolettino di carta, per esempio, per aprire polverose cartelle di omicidi irrisolti. E quello avvenuto a Vicenza 33 anni fa, il 25 febbraio del 1991, era certamente conservato, ma mai abbandonato, in un polveroso archivio. Da ieri, l'autore del duplice omicidio Fioretto Begnozzi potrebbe avere un nome, almeno per uno dei due killer presenti all'epoca, così si ritiene dalle indagini effettuate nel tempo.


Un importante spunto per le indagini sul cold case di Vicenza  proviene dai carabinieri della compagnia di Scalea: grazie al dna prelevato da un bulbo pilifero repertato a Cirella di Diamante

Ieri mattina è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, che va ad aggiungersi ad un'altra già in corso nella casa circondariale di Cosenza, Umberto Pietrolungo, 58 anni, ritenuto un personaggio al vertice della cosca Muto di Cetraro. Al momento, il cetrarese Pietrolungo è individuato come il presunto esecutore materiale dell’omicidio Fioretto-Begnozzi avvenuto a Vicenza, 33 anni fa. Lo rende noto il procuratore della Repubblica della città Veneta, Lino Giorgio Bruno. Pietrolungo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza su richiesta del procuratore Bruno ed eseguita dalla squadra mobile della Questura di Vicenza.

Umberto Pietrolungo è attualmente detenuto in carcere a Cosenza, considerato in organico alla cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro.


Un importante spunto per le indagini sul cold case di Vicenza  proviene dai carabinieri della compagnia di Scalea: grazie al dna prelevato da un bulbo pilifero repertato a Cirella di Diamante

Gli investigatori, a distanza di 33 anni, sono convinti di aver individuato il colpevole dell’omicidio di Pierangelo Fioretto, 59 anni all’epoca, e della moglie 52enne, Mafalda Begnozzi, avvenuto in centro a Vicenza il 25 febbraio 1991. Un caso rimasto irrisolto e che ora potrebbe trovare una soluzione grazie ad una serie di coincidenze.

Le cronache dell'epoca raccontano di una spietata esecuzione. I testimoni quella sera avevano visto due killer sparare prima contro il noto avvocato civilista Fioretto, con l'esplosione del colpo di grazia; e poi contro la moglie Mafalda Begnozzi. Il duplice omicidio avvenne nelle vicinanze dell'abitazione che si trovava nel centro storico di Vicenza. Entrambi i coniugi furono attinti da diversi colpi di pistola esplosi alle spalle. Per l’omicidio dei due coniugi fu seguita inizialmente una pista legata alla professione del noto avvocato civilista di Vicenza. Quest'ultimo lavorava anche come perito del tribunale ed era specializzato in fallimenti.


Una ulteriore traccia seguita all'epoca era quella del prestito di denaro concesso a qualcuno. Il tragico episodio dopo alcuni anni fu archiviato. Ulteriori elementi portarono ad una nuova riapertura nel 2012. In quest'ultimo caso la pista delle indagini cominciava a basarsi su elementi certi come il ritrovamento di un guanto, attribuito a uno dei presunti killer, ritrovato sul luogo del delitto e sottoposto ad esame del Dna per collegarlo all’identità di uno dei principali sospettati. Un esame che all'epoca diede esito negativo, ma che invece per una casuale vicenda avvenuta in Calabria lo scorso anno, precisamente a Cirella di Diamante sul Tirreno cosentino, ha portato alla svolta di questo “Cold case” che vede coinvolto il cetrarese Pietrolungo.


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