Diritto alla salute: documento dei sindaci degli ospedali chiusi

Aggiornato il: 4 dic 2020

Il documento integrale sottoscritto a Cosenza dai sindaci riuniti


COSENZA - 1 dic. 20 - I sindaci degli ospedali chiusi e/o da potenziare hanno sottoscritto un documento, al termine della riunione di oggi a Cosenza. Si tratta dei sindaci di: Acri, Rogliano, Mormanno, Cariati, Praia a Mare, Scilla, Trebisacce, San Marco Argentano, Soveria Mannelli, San Giovanni in Fiore, Firmo, Lungro, Taurianova, Soriano Calabro, Palmi, Oppido Mamertina, Cassano allo Jonio.

Questo il testo integrale:

Per diverse settimane in piena seconda ondata del Covid-19, l’unico argomento nel dibattito italiano in grado di sfondare qua e là il muro mediatico della pandemia è stato quello della Sanità in Calabria. O meglio, non della Sanità, del suo debito e dei commissari chiamati ad abbatterlo. Ormai permanentemente acefala; commissariata da oltre un decennio perché oberata da un debito enorme quanto sconosciuto e, sembra, non più riscontrabile nella sua entità; privata persino, con la tragica scomparsa del suo Presidente eletto, delle residue scarse possibilità di governo istituzionale. Più di un decennio di commissariamento, ma l’entità del debito rimane un mistero anzi aumenta! Che si fa? Si condannano a morte o alla clausura perenne i calabresi? In piena emergenza generale, per la debolezza del naviglio ancor prima che per la forza dell’onda, la Sanità calabrese è oggi, come mai prima d’ora, nell’occhio del ciclone. È un ciclone rosso, come la zona a cui la sanità ha relegato per qualche settimana i calabresi (i quali poi non sembra che vadano tanto in giro a diffondere virus), rosso come quello in cui è precipitata la sua economia, che sembra si riprenderà molto meno del resto del Paese. Forse ancora più grave e insostenibile è la percezione di noi cittadini, che è quella dell’incuria e dell’abbandono, se non del disprezzo, e non solo delle istituzioni. La salute pubblica non è per tutti: contano i soldi da recuperare, e se non siamo capaci di farlo, si salvi chi può. Siamo come lo studente di Roberto Saviano nel suo ultimo libro (“Gridalo”, edito da Bompiani): “quello a cui gli incastri non tornano e che ha sempre la sensazione di vivere il rovescio della storia e non il suo dritto”. È in questo quadro sconvolgente che comincia ad emergere nel dibattito un’altra caratteristica della Sanità calabrese, finora tenuta sotto il tappeto: i numerosissimi ospedali zonali e territoriali chiusi o mai aperti: alcuni ormai devastati. Sono 19 in Calabria, una cifra che nessuno può vantare. Alcuni chiusi, altri depotenziati e quasi inefficienti. Bisogna avere il coraggio di predisporre nell’ambito della disciplina della normativa vigente una proposta inclusiva, razionale che tenga conto delle necessità territoriali e, quindi, riformatrice È un patrimonio economico di rilevanza enorme (altro che debito), una rete territoriale in grado sia di dare risposta all’emergenza, sia, se sfruttata, di assicurare un contributo decisivo al possibile e forte risanamento della Sanità calabrese. A meno che non si scelga, beninteso, di farla annegare nei debiti sconosciuti.

Il problema, per ora, emerge solo per la forte protesta dei sindaci nonché per poche manifestazioni o interventi di politici locali, ma siamo certi che in breve assumerà carattere di priorità. Già cominciano a spuntare alcuni servizi in programmi televisivi. Gli ospedali da campo sono un grande e forse decisivo aiuto per l’emergenza, perché attrezzati e perché gestiti da specialisti, ma non possono sostituire la sanità territoriale disattivata. I cittadini, soprattutto quelli delle aree più periferiche, non lo potranno mai capire: chi è in grado di spiegare loro perché lo Stato chiude i “loro” ospedali permanenti e li costruisce, efficienti, ma altrove e provvisori? Né possono capire, i cittadini, perché in tempi di Corona virus e di tante risorse stanziate, nonostante due decreti Calabria, lo Stato non riesce a reperire il personale sanitario necessario per riaprirli. Né infine possono capire come le Istituzioni regionali e locali e soprattutto la politica non pongano con la dovuta forza e sostengano la priorità di un problema di tal genere. Il problema deve essere affrontato e inquadrato in una più ampia proposta organica di risanamento, che deve costituire la “Rivoluzione Sanità”: chiedere l’immediata revisione della rete ospedaliera con inserimento degli ospedali chiusi e potenziamento di quelli dequalificati negli anni rispondendo così alle esigenze del territorio, potenziando o avviando anche le strutture sanitarie territoriali capaci di dare risposte ai cittadini, anche dal punto di vista della prevenzione. Si chiede in ogni caso di poter illustrare, previo incontro, al neocommissario la proposta complessiva di rilancio della sanità che il Comitato di coordinamento dei sindaci si onera di predisporre chiedendo anche una immediata revisione del Piano sanitario ospedaliero. Cosenza, 1° dicembre 2020

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