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Diamante, sparatoria al bar: restano in carcere i tre fratelli

Rigettata la richiesta degli arresti domiciliari per i tre fratelli indagati nella sparatoria al bar Perugino. A febbraio, l'impegno del sindaco Magorno a contrastare la violenza

Le iniziative contro gli atti violenti organizzate dopo la sparatoria

DIAMANTE - 23 dic. 22 - Il Tribunale collegiale di Paola, nel corso dell'udienza di ieri, ha rigettato la richiesta degli arresti domiciliari, per i tre fratelli: Massimo De Rose, 31 anni, Alessandro De Rose, 35 anni, e Mattia De Rose, 38 anni. Come è noto, devono rispondere dell'ipotesi di accusa di duplice tentato omicidio per i fatti accaduti a Diamante, sul lungomare e all'interno del bar pasticceria “Perugino”, lo scorso 4 febbraio. I tre fratelli De Rose, quindi, restano in carcere. Gli imputati, difesi dagli avvocati Maurizio Nucci, Cristian Cristiano, Francesco Santelli e Ugo Le Donne, devono chiarire gli aspetti della vicenda per la quale sono accusati ai danni di Stefano e Gianluca Perugino, già costituiti parte civile con il patrocinio degli avvocati Luigi Crusco e Francesco Liserre. Nell'ennesimo fatto violento accaduto a Diamante anche il comune si è costituito parte civile nel processo, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchese.


LE REAZIONI CONTRO GLI ATTI VIOLENTI

Il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, sin da subito aveva preso posizione.

“La comunità di Diamante ha reagito prontamente alla drammatica sparatoria – aveva dichiarato sin dal giorno successivo il sindaco di Diamante -. Si è realizzata una straordinaria unità tra istituzioni politiche, religiose, militari e società civile, una vera e propria saldatura in nome della legalità e della difesa dei valori più alti che animano la nostra gente. E in nome di questo comune sentire, fatto di rispetto e difesa dell'altro, che è nostro dovere andare avanti con rinnovata energia e consapevolezza. Continueremo questo impegno; l'amministrazione comunale, infatti, si costituirà – aveva preannunciato - parte civile nel processo che, sicuramente, farà giustizia su quanto accaduto per testimoniare una scelta di campo contro ogni forma di violenza e di prevaricazione. Il seme dell'ingiustizia non avrà mai radici a Diamante”. In città, nelle ore successive si era svolta anche una fiaccolata, organizzata dall'amministrazione comunale e dall'associazione Libera.



E, in chiesa, il sindaco Magorno aveva affermato, ancora: “L'aggressione del 4 febbraio è stata una violenza contro tutta la nostra città, un atto contro quella società che a Diamante rappresenta un pezzo di Stato. Noi siamo quelli che vogliono continuare a costruire un futuro migliore, noi siamo un corpo sano che coltiva la fiducia”. Magorno aveva ringraziato i sindaci presenti alla manifestazione: “segno – aveva aggiunto - che siamo un territorio unito” e, naturalmente anche il ringraziamento alle forze dell'ordine “che svolgono un lavoro prezioso. Serve però aumentare la presenza di uomini e donne dello Stato, è un diritto che non può essere negato ai nostri cittadini. E così mi rivolgo ai più giovani – aveva detto Magorno - non giratevi dall'altra parte, non sotterrate i vostri talenti. Se non ci giriamo dall'altra parte episodi come quelli accaduti non si ripeteranno mai più".



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