Scalea, abbandonati dalla sanità sull'alto Tirreno cosentino

Cardillo di "Cara, vecchia Scalea”, interviene nuovamente sul fenomeno della migrazione sanitaria: «Abbiamo chiesto l'annessione alla Basilicata»


SCALEA – 15 dic. 20 - Per le scelte della sanità, in questa parte dell'alta Calabria tirrenica, più volte cittadini delusi hanno provocatoriamente chiesto l'annessione alla Regione Basilicata. E' lì, infatti, che si recano molti cittadini per eventuali urgenze. Come è noto la migrazione in altre regioni è alta da queste parti, così alta che mette in difficoltà anche le casse dell'azienda sanitaria cosentina. Nei giorni scorsi, la visita del consigliere regionale Di Natale al poliambulatorio di Scalea ha generato commenti contrastanti: alcuni positivi che ringraziano il politico per l'interessamento; altri, polemici per il fatto che la struttura del cosiddetto “ospedale di Scalea” viene tirata in ballo solo in periodo di elezioni, poi, cade ne dimenticatoio, così come lo è stato per cinquant'anni.

Sulla questione è intervenuto Pino Cardillo, dell'associazione “Cara, vecchia Scalea”. Rivolgendosi al consigliere regionale, scrive: “Non penso che sia stata scoperta l'acqua calda, l'ospedale fantasma di Scalea esiste da oltre 50 anni. Sempre, negli anni, i cosiddetti politici ad ogni tornata elettorale, sia per il rinnovo delle amministrazioni comunali, che per le consultazioni politiche regionali e nazionali, si ricordavano dell'esistenza di questa struttura fantasma”. Certo, il problema della sanità, non dovrebbe essere legato alle volontà politiche. Bisognerebbe tener conto dell'isolamento sanitario al quale sono abbandonate le popolazioni di questa zona. Chi risiede nei centri all'interno della costiera, e si tratta nella gran parte di anziani, dovrebbe avere a disposizione strutture che contribuirebbero a migliorare la qualità della vita. Di questo non si è mai tenuto conto.

Ricorda Pino Cardillo: “Ci siamo battuti con l'associazione "Cara, vecchia Scalea" per realizzare gli ospedali riuniti Praia – Scalea: i poli d'eccellenza, le case della salute, il coinvolgimento dei medici di base, per evitare che nelle strutture ci fossero ricoveri anomali, e soprattutto per cancellare i cosiddetti viaggi della speranza, che avrebbero evitato, o tuttalpiù limitato, esborsi di denaro sia per l'azienda sanitaria che per gli assistiti. Fiumi di carta, per cercare di sensibilizzare i cittadini, ricordo che la associazione la Scossa era sensibile alle nostre richieste, cercavamo di sensibilizzare i politici, sia locali che nazionali ma restavano tutti sordi, ora tutti sensibili”. Le scelte politiche hanno contribuito ad abbassare i livelli di assistenza. Lo ricorda ancora Cardillo. “C'è da ricordare la sciagurata scelta di Scopelliti, di chiudere l'ospedale di Praia a Mare lasciando attivi Paola e Cetraro, a soli 22 km l'uno dall'altro. Lasciando, invece, oltre 80 km scoperti nell'alto Tirreno cosentino con tanti i morti per strada”. Circola una tabella che drammaticamente rivela la distanza reale della sanità dalla popolazione dell'alto Tirreno: Tortora è a 61 Km un'ora e 12 minuti da Cetraro; 78 Km, un'ora e 29 da Paola; ma ci sono centri più interni come Aieta Verbicaro, Orsomarso, Santa Domenica Talao. “Stanco di promesse e dei tanti politici che sfilano sulla nostra pelle – conclude Cardillo – da tempo sto proponendo la secessione e il ritorno alle origini lucane”.

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