Belvedere: Omicidio Dimova, gli accertamenti non entrano nel fascicolo

BELVEDERE MARITTIMO: Accolta la richiesta dell'avvocato dell'imputato: l'eccezione di espunzione dal fascicolo del giudizio degli accertamenti dattiloscopici e delle consulenze tecniche, informatiche e criminalistiche, tutte con i relativi allegati, in quanto atti ripetibili


BELVEDERE – 22 giu. 21 - In tribunale, le vicende relative alla morte violenta di Anelya Dimova, la 55enne, bulgara, assassinata nella notte del 30 agosto dello scorso anno nella sua abitazione. Le ultime udienze si stanno consumando su questioni prettamente tecniche. Probabilmente, si mettono in campo strategie per limitare la pena che potrebbe arrivare fino all'ergastolo. Tutti gli elementi raccolti dai carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, sembrano, infatti, convergere su Giuseppe Andrea Renda, 32 anni, di Belvedere Marittimo, ritenuto sin dai giorni successivi all'omicidio, l'unico probabile responsabile del grave fatto di sangue.



L'attività di indagine è stata coordinata dalla Procura di Paola, con a capo il procuratore Pierpaolo Bruni. Un omicidio portato a termine forse in seguito ad un tentato furto, hanno, sin da subito, ipotizzato gli investigatori. L'avvocato Alberto Grimaldi, difensore del giovane imputato, sta tentando le possibili carte in favore del suo assistito. Prima dell'apertura del dibattimento, il tribunale si è espresso su una riformulazione della richiesta di cambiamento del rito. Non è stata accolta la richiesta di abbreviato condizionato e secco, neanche la sollevata eccezione di incostituzionalità della norma che nega l'accesso al rito premiale in presenza di un'accusa che preveda astrattamente la pena dell'ergastolo. Il figlio della vittima del brutale omicidio, Ivan Dobri Dobbrey, parte civile, è assistito dall’avvocato Eugenio Greco del foro di Paola. All'udienza di ieri, preliminarmente, la Corte ha ritenuto sufficientemente specificata l'imputazione dell'aggravante dei motivi abbietti e futili, per come integrata dall'intervento del pubblico ministero, Maria Francesca Cerchiara, sollecitato dai rilievi di nullità del difensore avvocato Alberto Grimaldi, nella precedente udienza. Nell'ambito delle questioni preliminari, inoltre, è stata accolta una richiesta effettuata sempre dall'avvocato Grimaldi: l'eccezione di espunzione dal fascicolo del giudizio degli accertamenti dattiloscopici e delle consulenze tecniche, informatiche e criminalistiche, tutte con i relativi allegati, in quanto atti ripetibili e, come tali, (ai sensi dell'art. 431 cpp), non idonee a fare ingresso nel fascicolo.



L'avvocato Grimaldi, nel corso della sua eccezione, ha sostenuto la ripetibilità di tali atti, raccolti e formati nella fase delle indagini da parte del pubblico ministero, in quanto costituenti operazioni meramente meccaniche e riproducibili per un numero indefinito di volte, senza comprometterne gli originali. Tali atti, pur definiti nelle indagini come "irripetibili", per loro stessa natura, ha sostenuto il legale difensore dell'imputato, non dovevano considerarsi tali e, conseguentemente, vietata l'acquisizione al fascicolo del giudizio. Successivamente, dichiarata l'apertura del dibattimento sono state ammesse le prove richieste da tutte le parti e il processo è stato rinviato al 16 luglio prossimo per l'escussione dei primi testi del pubblico ministero, in particolare dei carabinieri intervenuti. Sarà anche conferito incarico al perito tecnico per la trascrizione di alcune conversazioni telefoniche, richieste dal pubblico ministero. Il belvederese Andrea Renda è accusato di essere l'autore materiale dell'omicidio di Aneliya Dimova, avvenuto “per futili motivi” con l'uso di un “arma”, una bottiglia di whisky con la quale l'assassino ha fracassato il cranio della vittima. L'arresto è stato effettuato dai carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, che insieme ai colleghi del Ris di Messina e del comando provinciale dell'Arma di Cosenza avevano raccolto una serie di elementi tali da determinare la misura carceraria.



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