Belvedere, l'ex clinica Tricarico passa al Gruppo Citrigno

Venerdì sono state aperte le buste per la vendita senza incanto




BELVEDERE – Il termine per la vendita senza incanto, con una base d'asta di poco più di 22 milioni di euro, per la ex clinica Tricarico è scaduto lo scorso 8 dicembre alle ore 13.00. Si rincorrono notizie sempre più insistenti e fondate che l'aggiudicazione sarebbe andata al gruppo Citrigno di Cosenza. Come è noto e come viene evidenziato in vari documenti: il Gruppo Citrigno occupa attualmente circa 350 unità lavorative, tra personale medico e paramedico. “Professionisti selezionati secondo alti livelli di knowhow ed expertise, costantemente impegnati in percorsi formativi e di specializzazione, che quotidianamente operano per lo sviluppo e la crescita dell’impresa”. La casa di cura, della marina di Belvedere Marittimo, come è noto, è stata dichiarata fallita nel 2018, ha continuato l'attività gestita dai curatori fallimentari e poi con la “Tirrenia hospital”. Lo scorso 8 dicembre alle 13 era stato fissato il termine ultimo per la vendita senza incanto con una base d’asta da 22.037.800,00 euro e l’apertura delle buste è avvenuta giovedì nella tarda mattinata. Per l’acquisto si rendeva necessario il deposito del 10% del prezzo offerto. Si tratta di una sorta di deposito cauzionale.


La struttura era stata affidata ai curatori fallimentari, l'avvocato Pasquale Di Martino e il dottor Giuseppe Castellano. La sentenza del fallimento porta la data del 17 luglio 2018. La casa di cura ex Tricarico, svolge attività di clinica polispecialistica, in regime di accreditamento con il servizio sanitario nazionale. La struttura è un complesso immobiliare che si trova in via Capo Tirone, 13 ed ha diritti su tutte le parti e gli impianti comuni, circa 16mila metri quadri in totale. La procedura fallimentare, inoltre, è titolare solo di parte dei terreni e della totalità dei diritti sulle parti comuni della clinica. Il complesso ospedaliero è costituito da un corpo principale con impianto planimetrico a “L” quasi regolare, cui sono annessi altri corpi, alcuni comunicanti, altri invece indipendenti. La Casa di cura, come è noto, ha di fatto integrato, se non in alcuni casi, sostituito il servizio sanitario nazionale per l'assenza di strutture ospedaliere nella zona dell'alto Tirreno, soprattutto dopo il ridimensionamento dell'ospedale di Praia a Mare. Dopo i ben noti problemi è subentrata la procedura di fallimento e dal 17 luglio è iniziata l'attività in regime di esercizio provvisorio, prima per quattro mesi, poi prorogati. Erano in essere due contratti di accreditamento con l'azienda sanitaria provinciale, stipulati il 28 febbraio 2019 con budget per gli acuti di poco più di 13 milioni di euro e per gli “Apa pac” per poco più di 128mila euro. Al momento del fallimento vigeva l'obbligo per l'aggiudicatario di mantenere le stesse condizioni economiche per i dipendenti.



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