"Archimede": rigettato il ricorso della procura sulla riduzione di una misura interdittiva

La Cassazione ha deciso sulla riduzione da cinque mesi ad un anno della misura per l'indagato Ritondale, nell'ambito dell''operazione "Archimede"



DIAMANTE – Operazione “Archimede”, la Corte di Cassazione ha definitivamente rigettato, ritenendolo inammissibile, il ricorso della Procura che contestava la riduzione della misura interdittiva ad uno degli indagati, Enzo Ritondale, di Diamante, 41 anni, rappresentante legale di una ditta impegnata nei lavori pubblici a San Nicola Arcella. La massima corte, ha quindi ritenuto giuste le deduzioni dei legali di fiducia di Ritondale, gli avvocati Valeriano Greco e Francesco Sirimarco, accolte a novembre scorso dal tribunale del Riesame di Catanzaro, seconda sezione penale.


Il Riesame, in quella occasione, in parziale accoglimento dell’istanza, aveva annullato l’ordinanza impugnata con esclusivo riferimento al capo 9) dell’editto accusatorio e, per l’effetto, aveva ridotto la durata della misura interdittiva del divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione, dai 12 mesi iniziali a 5 mesi. L'operazione “Archimede” portata a termine, il 20 luglio scorso, dai carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati all'epoca dei fatti dal capitano Andrea Massari, aveva disposto per l'indagato, in relazione a quattro capi temporanei di imputazione, la misura interdittiva perché, secondo l'ipotesi di accusa, insieme ad altri indagati, Ritondale avrebbe contribuito a turbare il procedimento di scelta del contraente, in riferimento alla deliberazione della giunta comunale di San Nicola Arcella dell'8 ottobre 2019. L'oggetto dell'atto riguardava l'approvazione del progetto definitivo ed esecutivo dei lavori di adeguamento e messa in sicurezza di impianti su aree di proprietà comunale che ricomprendeva anche i lavori di sostituzione di una condotta idrica in via del Telegrafo nel Comune di San Nicola Arcella.



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