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Scuola: dimensionamento, l'intervento dell'ex dirigente Giorgio Franco 🎧

Aggiornamento: 24 ott 2023

Scuola, l'ex dirigente Giorgio Franco interviene sulla querelle del dimensionamento 🎧


Scuola, l'ex dirigente Giorgio Franco interviene sulla querelle del dimensionamento 🎧


SCALEA – 20 ott. 23 - Chi l’avrebbe mai detto che a 80 anni avrei dovuto dire la mia su quest’ultima querelle mediatica battezzata “dimensionamento scolastico”. Per la verità il popolo interessato alla questione ne sa poco e come è consuetudine si schiera in funzione degli interessi che presume di tutelare sospinto e fustigato da partiti, sindacati, gruppi, consorterie, lobbies vociano alcuni. Non mancano ciarlieri pendolari, improvvisati esperti, saccenti intellettualoidi. Di che si tratta? Mi chiedeva in treno un viaggiatore inglese incuriosito dal progressivo incremento di manifestazioni studentesche contro il cosiddetto dimensionamento scolastico, civilmente voglioso di conoscere al di sotto delle guide turistiche la natura e la sostanza dell’Itala.



E’ la novembrute si sarebbe sbrigativamente risposto fino alla scadere del secolo scorso, scartando cinicamente e qualunquisticamente qualsiasi ipotesi interpretativa che riconoscesse dignità alle richieste giovanili. Ne è trascorso tempo per interpretare e metter mano ad una riscrittura delle modalità organizzative per la cosiddetta trasmissione del cosiddetto Sapere. E le forze politiche hanno partorito un non insolito topolino: accorpiamo le scuole, uniamo le superiori con quelle dell’infanzia, il convitto con il liceo ed i paesi distanti, hanno proclamato. Il mio compagno di viaggio mi chiedeva “ a che pro?” ed io, rispettoso della consegna impostami dall’attuale governo, biascicavo una pensosa spiegazione che non suonasse come insolente critica della mostra bella patria dinanzi ad uno straniero. Tornato a casa, quando nessuno mi ascolta, la dico tutta: la scuola ideale non deve superare i 300alunni con 25/30insegnanti, 6/10 amministrativi, tale realtà consente di fruire delle opportunità garantitele dall’essere piccola e bella come si diceva una volta, di favorire la convivenza di tutti e ciascuno lungo i processi educativi.



A siffatte finalità si potrebbe aspirare solo nelle piccole comunità, in cui al dirigente sarebbe consentito di condividere in maniera sistematica, non sperequativamente episodica, con l’intera comunità i processi , non avari di difficoltà,le sofferenze e, perché no, dei successi del suo essere ed esistere come pianeta educante. Tutto ciò con l’ambizione che scuola non sia un capannone in cui si confezionino burattini di pelle umana, ben pubblicizzati per metterli sul mercato al migliore offerente. La scuola è nata come palestra di condivisione,quanto meno come spazio concorrenziale in cui ci si incammini verso una società conflittuale con vincitori e vinti. Che c’entra tutto questo?



Mi incalzava l’ignaro inglese: una scuola plerorica, come la vogliono gli attuali governanti e non solo loro ahimè, gli rispondo, è un laboratorio di diseguaglianza sociale, serve a lasciare indietro chi parte svantaggiato, a distanziare, oltretutto, i cosiddetti capaci e meritevoli dal gruppo, ad allargare insomma le distanze sociali. Perché, diciamolo senza enfasi, nel piccolo le sofferenze si vedono e vi si provvede,mentre nelle scuole pluridimensionate, quelle di mille alunni di medie, materne, superiori ed altro il dirigente che sorvegli che controlli dalla tolda della nave serve solo a constatare che non si affondi, non ad adoperarsi perché la navigazione sia serena,proficua e felice. E invece la scuola è nata proprio per fare in modo chela comunità scolastica proceda nel suo percorso non facile sicuramente in maniera serena, proficua e felice.


Giorgio Franco Ex dirigente scolastico


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