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Scalea: usura, estorsione; le pressioni per avere il denaro

Numerosi particolari nell'inchiesta, ancora in fase di indagine che ha fatto registrare tre arresti a Scalea



SCALEA – 11 apr. 22 - Sono diversi gli episodi contestati a vario titolo ai tre indagati, destinatari delle ordinanze emesse dalla procura distrettuale antimafia. Come è noto, al momento, sono tre le persone destinatarie di misure restrittive per un'indagine dei carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea D'Angelo. Attività che è scattata nel mese di settembre del 2021. Gli indagati, ritenuti innocenti fino ad eventuale ultimo grado di giustizia, sono: Vito Della Gatta, 50 anni, Tammaro Della Gatta, 45, entrambi destinatari di misura restrittiva in carcere, e Pasquale Della Gatta di 72 anni, ai domiciliari. I reati ipotizzati a vario titolo, ancora in fase di indagine, sono: usura in concorso, estorsione, ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, nel territorio del comune di Scalea; e ad aggravare la questione c'è la contestazione del metodo mafioso.

Il procedimento, da quanto si è appreso, trae origine dalla denuncia presentata da un imprenditore di Scalea, in ordine alle vicende usurarie subite a partire dal 2016. A supporto delle accuse formulate vi sarebbero anche diverse intercettazioni nelle quali si fa esplicito riferimento, “con toni perentori ed arroganti”, a successivi incontri finalizzati a risolvere rapporti di natura economica.



Sono stati raccolti anche ulteriori elementi cartacei, a supporto della ricostruzione degli investigatori sui fatti contestati. L'imprenditore sarebbe ritenuto “vittima di una tipologia di comportamenti delittuosi in cui assai spesso la persona offesa è indotta (o è ridotta) al silenzio, anche mediante minacce gravi, ancor più laddove i soggetti attivi siano legati a consorterie criminose di tipo mafioso caratterizzate da particolare pericolosità”. Dalle indagini svolte e dalle acquisizioni di elementi, sarebbe emersa, l’erogazione di prestiti di denaro con la pattuizione di tassi interessi ben al di sopra delle soglie previste; in alcuni casi gli interessi complessivamente erogati hanno superato il capitale, nonostante il breve lasso temporale intercorso tra l'erogazione della somma di danaro e l'estinzione del debito.

Sono state anche rilevate “generalizzate elargizioni di prestiti in favore di diversi soggetti che sono ritenute indicative di una generalizzata attività para professionale di cessione del credito e finanziamento ai privati” che l’ufficio di Procura ha ritenuto di inquadrare nella fattispecie dell’esercizio abusivo di attività finanziaria.



Minacce dirette alla vittima, anche con l'utilizzo di armi, del tipo: “vuoi vedere che ora ti sparo proprio? E ora puoi andare anche dai carabinieri”; oppure: “tu negameli e poi vedi che fine fai! Ti faccio vedere che fine ti faccio fare!”. Secondo le ipotesi d'accusa sussisterebbero anche gli estremi del delitto di estorsione, contestato, in particolare ad uno degli indagati. A fronte della rappresentata grave difficoltà di onorare i debiti, a consegnare di volta in volta gli importi mensili dovuti a titolo di interessi, mediante minacce rivolte in più occasioni con frasi del tipo: “vedi come dobbiamo fare che dobbiamo chiudere, mi devi dare il denaro (la cifra viene indicata) entro oggi ...non hai capito in che situazione ti sei messo. Vuoi vedere che ora ti sparo proprio?”. E tanti, i richiami alla cosca cetrarese di riferimento in caso di mancato pagamento.



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