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Scalea, operazione "Frontiera": Caroprese ai domiciliari

Accolta l'istanza degli avvocati Gemma e Nicola Guerrera in riferimento all'operazione Frontiera


SCALEA – 16 giu. 21 - Nell'operazione denominata “Frontiera” si colloca il ricorso degli avvocati Gemma e Nicola Guerrera per il loro assistito, Gino Caroprese, 51 anni di Scalea, detto lo “Sghincio”. Per lui è stata disposta una misura cautelare meno afflittiva. E' stato, infatti, accolto il ricorso degli avvocati di fiducia, Gemma e Nicola Guerrera, ed è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Rigettato dalla stessa Corte d'Appello il ricorso prodotto dal pubblico ministero.



L'operazione Frontiera risale, come è noto, al mese di luglio del 2016. Il 5 luglio del 2019 il tribunale collegiale di Paola ha emesso la sentenza a carico di 41 imputati. Gino Caroprese è stato dichiarato colpevole dei reati a lui ascritti, escluse le aggravanti, riconosciute le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza, operato l'aumento per la continuazione, ed è stato condannato alla pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione. In secondo grado, la corte d'Appello ha confermato quanto stabilito in I grado. Gli avvocati di fiducia hanno prodotto il ricorso ed hanno ottenuto l'attenuazione della misura cautelare e quindi gli arresti domiciliari. Come è noto, al centro delle indagini del Ros, la cosca con a capo Francesco Muto di Cetraro, conosciuto come il “re del pesce”, anch'egli, condannato a venti anni di carcere, destinatario, proprio nei giorni scorsi, della misura meno afflittiva, agli arresti domiciliari.



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