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Scalea, Natale amaro per i lavoratori del Valle Lao, senza stipendio da quasi 9 mesi

Aggiornamento: 8 dic 2021

Ancora un grido d'allarme dai lavoratori del consorzio di bonifica valle del Lao senza stipendio da quasi 9 mesi. Chiesto l'intervento della regione e dei sindaci dei 35 comuni



SCALEA – 4 dic. 21 - “Non è cambiato niente”: è questo il grido di dolore dei dipendenti del Consorzio di bonifica Valle del Lao di Scalea che come è noto interessa il vasto territorio di ben 35 comuni. Un Natale difficile sembra prospettarsi per i lavoratori che proprio in queste ultime ore hanno nuovamente posto l'accento sulla situazione di disagio vissuta e già denunciata in altre occasioni. Ma ora il tempo stringe e tra qualche giorno le mensilità arretrate raggiungeranno i nove mesi. Troppi per non dare risposte a chi ogni giorno presta la propria opera e non viene retribuito; troppi anche in un momento particolare. Un ritardo che “riduce” alla fame le famiglie e mortifica nella dignità di lavoratori e di uomini. “Il perdurare di questa situazione non è più sostenibile. Occorre trovare, soluzioni – affermano i lavoratori - che assicurino prospettive certe in un comparto che è strategico per la Regione che vede nell’agricoltura la sua principale opportunità di sviluppo. La riorganizzazione dei consorzi da parte della Regione Calabria, di cui si parla in questi giorni, non giudicando tali ipotesi e considerando i tempi tecnici per l’attuazione (almeno 6 mesi) non mostra significative soluzioni a breve tempo. E i dipendenti consortili nel frattempo cosa fanno? - si chiedono -. Come vivono le loro famiglie?


I lavoratori rivendicano un’assunzione di responsabilità da parte della Regione Calabria, in relazione alla necessità di garantire i servizi agli agricoltori ed ai cittadini, ed anche vedere garantito il reddito ed il livello occupazionale”. Epoi ancora domande che, al momento, sembrano restare senza risposta: “L’Amministrazione e tutto il consiglio consortile cosa fanno? Nell’ultima seduta hanno solo nominato il successore del compianto Veltri e hanno partorito la decisione di creare una commissione consiliare, per controllare e a supporto (dicono) del consiglio. Ovviamente dietro il rimborso spese delle altre 5 persone che la compongono. Per i ritardi dei pagamenti delle mensilità dei dipendenti, neanche una parola. Di tutti i contributi previdenziali non versati, neanche una parola. Di tutti i Trattamenti di fine rapporto che il consorzio dovrà elargire agli operai forestali tra brevissimo tempo, neanche una parola”. Ma l'appello di responsabilità raggiunge inevitabilmente anche i sindaci del comprensorio, “responsabili moralmente” della situazione. Dovrebbero e potrebbero pressare l'ente anche perché, come fanno notare i lavoratori: “giornalmente chiedono aiuto al consorzio per lavori grandi e piccoli, ora dove sono? Lo sanno che se continua questa situazione non ci sarà più nessuno a risolvere i problemi? E i sindacati? Dove sono? Eh si, quelli di Scalea non sono saliti sulla copertura per protestare, quindi non hanno diritto di lamentarsi. Insomma – si legge nella nota dei lavoratori - che i dipendenti e le loro famiglie ormai vivono sotto la soglia di povertà, indebitati fino alla testa, e che non riescono più a far fronte alle spese di tutti i giorni, non interessa a nessuno. I lavoratori tuttavia continuano ad assicurare, per mero senso di responsabilità ed attaccamento al lavoro, gli importanti servizi consortili, irrigui ed idrici-potabili. E’ ovvio che non si può continuare così. Ormai le promesse non servono più. I dipendenti del Consorzio fanno sapere che metteranno in atto ogni iniziativa utile per difendere i diritti negati già da troppi mesi, proclamando lo stato di agitazione e chiedendo il coinvolgimento e l’intervento dei sindaci del comprensorio (35 comuni), dell’Amministrazione Regionale, del Prefetto di Cosenza e delle associazioni di categoria”.



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