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Sanità sul Tirreno: la Fials scrive ad Occhiuto

Il sindacato Fials scrive al presidente della Regione Calabria per evidenziare alcune problematiche legate alla sanità, agli ospedali e all'emergenza



PRAIA A MARE – 16 nov. 21 - La sanità del Tirreno cosentino all'attenzione del presidente Occhiuto. Le Rsu dell’Asp di Cosenza, per il sindacato Fials, dell’area del Tirreno cosentino, Giuseppe Caterino e Denis Tancredi, scrivono una lettera aperta al presidente della Regione. Richieste importanti da chi vive giorno per giorno i problemi del settore e che quindi merita di essere ascoltato, considerato. Caterino e Tancredi ritengono che per 10 anni si è registrato un continuo regresso dell’offerta sanitaria senza intravedere nessuna possibilità di miglioramento. Con l’arrivo dei fondi, l’incremento di 200 mld inseriti nella Legge di Bilancio da suddividere tra le regioni, i fondi del Pnrr, quelli per recuperare la mancata prevenzione/diagnostica legata al covid degli ultimi due anni, fanno ritenere che vi possa essere il recupero, almeno parziale, della mobilità passiva. “Tutto fa pensare – si legge - che le modifiche previste al famoso DM.70/2015 con il conseguente superamento delle criticità evidenziate in questi anni per l’eccessiva riduzione di posti letto, servizi e apparecchiature, oltre che alle risorse aggiuntive dedicate all’implementazione della rete territoriale, possano essere superate con una attenta riorganizzazione e gestione dei fondi, ancor meglio se preceduta da un azzeramento dei debiti, raggiungendo finalmente i famosi Livelli Essenziali di Assistenza”.


Ma la situazione sanitaria dell’area tirrenica cosentina, da Tortora ad Amantea, compresi i comuni dell'entroterra, fa i contri con la criticità della rete emergenza-urgenza e 118, per le eccessive distanze, la situazione stradale pessima e tenendo conto, scrivono i due rappresentanti sindacali: “che al momento i soccorsi importanti con imminente pericolo per la vita, devono essere necessariamente dirottati su Cosenza all'Annunziata, con mezzi ed uomini spesso insufficienti, oltre che con tempi di percorrenza che neanche si avvicinano lontanamente alla Golden Hour (dal momento dell’incidente/accidente all’intervento in sala operatoria/rianimazione non si deve superare per alcuni traumi gravi la famosa ora d’oro per evitare danni irreversibili o la morte), si consideri che molto spesso si superano i 15-20 minuti soltanto per arrivare sul posto con il mezzo di soccorso, poi il paziente va stabilizzato caricato etc… se tutto va bene siamo già a 20-30 minuti dalla chiamata solo per partire verso la struttura sanitaria più indicata, ma in realtà spesso la postazione di 118 non è in sede, o troppo lontana, o impegnata in altro intervento passiamo cosi a 40 minuti solo per arrivare sul posto (se non oltre). L’ospedale spoke di riferimento cioè Paola/Cetraro, come sappiamo, non può gestire alcune tra le più serie prestazioni in emergenza urgenza, oltre ad avere posti insufficienti e tutte le difficoltà legate ad una struttura unica distante 20 km, pur tenendo conto che per alcune branche si fa riferimento alle strutture convenzionate di Belvedere”. Caterino e Tancredi evidenziano che: “Le distanze non sono ininfluenti, parlando dell’ospedale disagiato marino o montano di Praia a Mare, struttura che potrebbe arginare almeno in parte la mobilità passiva che ormai non è legata soltanto a grossi interventi chirurgici, ma anche a diagnostica/prevenzione ed attività ordinaria, punto nascita, cardiologia, ortopedia, ostetricia-ginecologia, medicina etc... (in circa 30 min si possono raggiungere ben due ospedali fuori Regione). A tutto ciò si aggiunge un territorio che non è mai riuscito a decollare anche per la mentalità ospedale centrica che ci caratterizza, pur avendo la disponibilità di strutture enormi solo in parte utilizzate come quella di Scalea”.



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