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Plinius 2: revocata in anticipo la libertà vigilata ad un ex detenuto

Il tribunale di sorveglianza di Cosenza accolto la richiesta dell'avvocato di fiducia, Antonio Crusco



SCALEA – 19 apr. 22 - Revocata con anticipo la misura di sicurezza ad un 32enne di Scalea coinvolte nell'attività di indagine dei carabinieri della compagnia di Scalea, del 2015, denominata Plinius 2. Nei giorni scorsi, il magistrato di sorveglianza del tribunale di Cosenza, ha revocato anticipatamente la misura di sicurezza della libertà vigilata A.J.D., 32 anni, di Scalea. La decisione, in seguito all'istanza pubblicata dall'avvocato di fiducia Antonio Crusco. Nell'ambito della operazione Plinius 2 era stata applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata, perchè, secondo l'accusa, A.J.D. avrebbe fatto parte di una associazione di stampo mafioso 'ndranghetistico e sarebbe stato ritenuto responsabile di aver commesso, inoltre, una tentata estorsione con l'aggravante del sistema mafioso.

La misura della libertà vigilata era stata applicata dal Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Catanzaro, perchè il giovane di Scalea era stato ritenuto soggetto pericoloso socialmente ed era accusato di avere collegamenti con la criminalità organizzata. A.J.D. È stato ristretto presso la casa circondariale di Cagliari, in seguito alla condanna definitiva nell'ambito dell'operazione Plinius 2.



L'Ufficio di Sorveglianza di Cagliari, inoltre, nella relazione aveva ritenuto che il 32enne non avesse rotto i legami derivanti dalla partecipazione alla consorteria criminale e, dunque, aveva mantenuto la misura della libertà vigilata. Nei giorni scorsi, il magistrato di Sorveglianza di Cosenza, ha revocato anticipatamente la misura di sicurezza della libertà vigilata, dopo aver accolto l'istanza dell'avvocato Antonio Crusco.

L’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Plinius 2”, è stata portata avanti dai carabinieri della compagnia di Scalea e del comando provinciale e si è conclusa a maggio del 2015 con l'arresto di 21 persone, accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale, traffico di tabacco lavorato estero, ricettazione, calunnia, intralcio alla giustizia e violazioni di domicilio. L’operazione era stata coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e dal pm della Dda dell'epoca, Pierpaolo Bruni, quest'ultimo, oggi, procuratore capo a Paola. L’indagine, come è stato sempre sottolineato, rappresentava la prosecuzione dell’attività investigativa che nel luglio del 2013 aveva portato all’esecuzione di 39 ordinanze di custodia cautelare, al termine della precedente attività investigativa denominata Plinius, dal nome della strada in cui ha sede il comune di Scalea, via Plinio il Vecchio.



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