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Paola, in cella con un cellulare: assolto dal tribunale

Un giovane di 22 anni era stato trovato in cella con un cellulare: assolto dal tribunale che ha accolto le tesi della difesa gli avvocati Carmine Curatolo ed Emilio Enzo Quintieri del Foro di Paola


Un giovane di 22 anni era stato trovato in cella con un cellulare: assolto dal tribunale che ha accolto le tesi della difesa gli avvocati Carmine Curatolo ed Emilio Enzo Quintieri del Foro di Paola

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Paola, 14 febbraio 2024 – E' stato trovato in cella a Paola con il cellulare, assolto l'imputato: ritenuta inutilizzabile la confessione resa alla polizia penitenziaria. Il tribunale ha assolto l'imputato con la formula “per non aver commesso il fatto”. E' la pronuncia del giudice monocratico del Tribunale di Paola, Luca Napolitano. L'imputato T.T., 22 anni, all'epoca dei fatti era detenuto presso la casa circondariale di Paola, difeso, in questo contesto, dagli avvocati Carmine Curatolo ed Emilio Enzo Quintieri del Foro di Paola.


Le indagini preliminari

La Procura della Repubblica di Paola, concluse le indagini preliminari, aveva citato direttamente a giudizio il giovane imputato ritenendolo responsabile del reato, punito con la pena della reclusione da 1 a 4 anni, perchè, in quanto detenuto, indebitamente riceveva all'interno della casa circondariale di Paola, un apparecchio telefonico marca Zte di colore blu privo di codice imei, idoneo ad effettuare comunicazioni. I fatti risalgono al 1 dicembre 2021. Il risultato, di una perquisizione eseguita dal personale del reparto di polizia penitenziaria in una delle camere detentive poste nella quinta sezione dell'istituto.


La difesa

Dopo la conclusione delle indagini preliminari, con una memoria scritta, la difesa aveva chiesto al pubblico ministero, nonostante le dichiarazioni indizianti rese dal detenuto al personale di polizia penitenziaria nella immediatezza dei fatti, di richiedere l'archiviazione del procedimento penale poiché non vi erano elementi sufficienti per sostenere proficuamente l'accusa in giudizio posto che il cellulare rinvenuto e posto in sequestro era privo di sim card, cavo di alimentazione e caricabatteria e, quindi, inutilizzabile per effettuare telefonate o messaggi. Inoltre nessuno aveva mai visto il detenuto utilizzare il cellulare, né furono effettuati accertamenti tecnici per accertare se, effettivamente, tale dispositivo elettronico fosse stato utilizzato per telefonate o messaggi con l'esterno e se fosse comunque realmente funzionante ed idoneo ad effettuare comunicazioni. Tra l'altro, la camera in cui venne rinvenuto e sequestrato il telefonino, era occupata anche da altro detenuto e non solo dalla persona tratta a giudizio.


Le conclusioni

La pubblica accusa, ritenendo insufficiente quanto emerso dall'istruttoria dibattimentale e non utilizzabili le dichiarazioni dell'imputato, ha chiesto l'assoluzione del predetto perché il fatto non sussiste. La difesa, gli avvocati Carmine Curatolo ed Emilio Enzo Quintieri, si è associata alla richiesta del Pm, evidenziando che, in ogni caso, non era emerso alcun elemento che potesse dimostrare, con certezza, che l'apparecchio telefonico fosse riconducibile all'imputato atteso che nella camera vi era anche altro detenuto e che detto apparecchio fosse idoneo ad effettuare le comunicazioni poiché privo degli elementi essenziali per poter funzionare.




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