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Omicidio Prisco, la sentenza: 46 anni di carcere per i tre imputati

Omicidio Prisco, pene ridotte rispetto alle richieste del pubblico ministero: Lentini, esecutore materiale, condannato a 15 anni; Tufano, l'autista, a 16 anni; e Russo, 15 anni


Omicidio Prisco, pene ridotte rispetto alle richieste del pubblico ministero: Lentini esecutore materiale condannato a 15 anni; Tufano, l'autista, a 16 anni; e Russo, 15 anni

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Tortora 11 aprile 2024 – Tre condanne per un totale di 46 anni di carcere al processo per l'omicidio del 32enne Francesco Prisco ferito a colpi di arma da fuoco nella notte del 17 febbraio 2023 a Tortora, e deceduto dieci giorni dopo all'ospedale dell'Annunciata di Cosenza.

Il giudice del tribunale di Paola, Roberta Carotenuto ha condannato Angelo Lentini, 43 anni di Scalea, a 15 anni di reclusione. Lentini è assistito dall'avvocato di fiducia, il penalista Antonio Crusco. Il pubblico ministero, Mariolina Bannò, aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione. Va ricordato che Angelo Lentini è ritenuto l'autore materiale dell'omicidio. Da quanto è emerso, infatti, avrebbe esploso colpi di arma da fuoco colpendo al torace, alle braccia e alle gambe, la vittima dell'agguato.

Per Michele Tufano, 40enne di Ottaviano, Napoli, ma residente a Tortora, assistito dagli avvocati Giuseppe Bello e Antonio Tomeo, quest'ultimo del foro di Napoli, il giudice ha deciso la condanna a 16 anni di reclusione. Michele Tufano era colui il quale guidava l'autovettura. Il pubblico ministero Bannò aveva chiesto 20 anni di carcere.

Infine per Jonathan Russo, 40 anni, di Scalea, difeso dall'avvocato Giuseppe Bello, il giudice ha deciso la condanna a 15 anni di reclusione. Jonathan Russo, nell'automobile, al momento dell'agguato era seduto sui sedili posteriori. Il Pm Bannò aveva chiesto la pena di 18 anni di reclusione.

I tre imputati dovevano rispondere di omicidio doloso, ed avevano chiesto ed ottenuto il giudizio abbreviato.

Le parti civili: l'avvocato Norina Scorza difende la madre di Francesco Prisco, Erminia Limongi, parte civile nel processo insieme al padre della vittima, Giuseppe Prisco, difeso dall'avvocato Luigi Morrone.

La parte civile aveva chiesto la contestazione della premeditazione.


 

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