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Diamante, sequestro di barche al porto: tutti assolti

Aggiornamento: 28 mar

Tutti assolti i proprietari delle barche oggetto di sequestro al porto di Diamante nel dicembre 2018, una vicenda che fece molto discutere



Tutti assolti i proprietari delle barche oggetto di sequestro al porto di Diamante nel dicembre 2018, una vicenda che fece molto discutere

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Diamante, 27 marzo 2024 – Nella lunga e travagliata storia del porto di Diamante c'è anche una vicenda legata al sequestro delle barche che nell'ormai lontano 2018 stazionavano all'interno dell'area dove dovevano svolgersi i lavori del porto mai nato: tutti assolti gli indagati. Su quel sequestro è stato incardinato un procedimento a carico di dieci proprietari di imbarcazioni che, proprio ieri, ha visto la fine. Il giudice monocratico di Paola, Alberto Pugliese, all'udienza di ieri ha pronunciato la sentenza di “non doversi procedere nei confronti di tutti gli imputati in ordine ai reati ascritti perché estinti per intervenuta prescrizione”.


I dieci proprietari di imbarcazione coinvolti erano: Francesco Naso, difeso dall’avvocato Francesco Sirimarco; Mirko Patamia, assistito dagli avvocati Francesco Liserre e Biagio Ricca; Vincenzo Zito, difeso dagli avvocati Francesco Liserre e Biagio Ricca; Giuseppe Belletto, difeso dall’avvocato Giuseppe Mandarino; Francesco Greco, difeso da Orsola Silvestri e Francesco Liserre; Dante Oliva, assistito dall’avvocato Francesco Sirimarco; Vincenzo Bencardino, difeso dall’avvocato Amedeo Valente; Raffaele Presta, difeso dall'avvocato Francesco Sirimarco; Michelangelo Grandinetti, assistito dall’avvocato Francesco Liserre; e Maurizio Di Falco, difeso dall’avvocato Paolo Quercia.


Il fatto risale al mese di dicembre del 2018. Mancavano circa dieci giorni al Natale, quando avvenne il sequestro di tutte le imbarcazioni che sostavano nell'area portuale. Il Giudice delle indagini preliminari del tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, aveva disposto il sequestro preventivo delle imbarcazioni e dei natanti, ma anche dei gavitelli, corpi morti e impianti fissi, nello specchio d'acqua interno e prospiciente alle opere già eseguite del molo nel porto di Diamante. Il sequestro era riferito ad ogni imbarcazione presente, anche a una distanza di cento metri, dalle opere e nel perimetro di sicurezza interessato dai lavori del “porto che non c'è”, così era stato definito e tale è rimasto.


Ai proprietari delle imbarcazioni venivano contestati gli articoli 54, occupazione abusiva del Demanio marittimo, e 1161 del Codice della navigazione, inosservanza dei limiti alla proprietà privata. Si contestava anche la “condotta perdurante”. Dalle indagini condotte dai carabinieri e dalla Guardia costiera emergeva, in particolare, “l'occupazione abusiva di demanio marittimo ad opera di ignoti, attraverso l'ormeggiatura di diverse imbarcazioni”. Una vicenda che aveva scatenato una serie di polemiche, quelle che puntualmente accompagnano le “storie” legate al “porto che non c'è”.

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