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Diamante, scovati tre presunti "furbetti del cartellino”

Aggiornamento: 5 dic 2020

I tre, impiegati Asp, timbravano il cartellino nella sede di Diamante, anziché nel proprio posto di lavoro. Attività dei carabinieri di Scalea



DIAMANTE – 1 dic. 20 - Timbravano il cartellino nella sede Asp di Diamante, anziché nel proprio posto di lavoro. Per tale motivo, viene contestata la falsa attestazione di presenza sul luogo di lavoro. Sono stati consegnati tre avvisi di conclusione indagine per altrettanti indagati nell'ambito di un'attività che rientra nel reato della truffa. In pratica, una ennesima vicenda che potrebbe essere inserita in quelle situazioni ormai definite comunemente ad opera dei cosiddetti “furbetti del cartellino”. L'attività di indagine durata tre mesi, e riferita al periodo estivo del 2019, è stata portata avanti dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Scalea. I militari, coordinati dal capitano Andrea Massari, hanno effettuato diverse indagini con verifiche e appostamenti che hanno portato a conclusioni che, eventualmente, potrebbero prevedere reati penali e che sono nelle mani del sostituto procuratore di Paola, Rossana Esposito. I tre indagati sono tutti residenti nel centro tirrenico cosentino di Diamante: G.G., 67 anni; V.T. 63 anni; G.P. 67 anni. Al primo, in servizio al Capt di Praia a Mare, viene contestato di essersi allontanato dall'ufficio e di aver “attestato circostanze contrarie al vero nelle tabelle missioni”. In pratica avrebbe fatto apparire “di essere in servizio esterno, mentre in realtà svolgeva attività personali e non istituzionali, inducendo in errore l'Asp di Cosenza, procurandosi così l'ingiusto profitto”. Viene contestata la cifra corrispondente all'indennità di chilometraggio, al rimborso spese, retribuzione per ore di lavoro ordinario e straordinario, “in realtà non prestato a favore dell'ente. Al secondo indagato, G.P., in servizio al Capt di Praia a Mare, viene contestato di aver timbrato il proprio badge personale nella sede Asp di Diamante, luogo di residenza, senza alcuna esigenza di servizio. In questo modo, avrebbe indotto in errore l'Azienda sanitaria provinciale, facendo apparire di essere già in servizio agli orari di inizio e fine prestazione, presso la propria sede lavorativa. Al terzo indagato, V.T., in servizio presso l'ospedale di Cetraro, viene contestato di essersi allontanato dall'ufficio, dopo aver eseguito la timbratura del badge personale, presso la sede Asp di Diamante, “senza alcuna esigenza di servizio”, in modo tale da far ritenere autorizzata tale timbratura presso la sede Asp di Diamante. Anche in questo caso, viene contestata la retribuzione per servizio non prestato per circa un'ora al giorno. I militari della Compagnia di Scalea avrebbero raccolto una serie di riscontri che adesso verranno valutati attentamente dalla Procura di Paola che nei giorni scorsi ha consegnato l'avviso di conclusione indagine.

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