Sparò con il fucile, tentato omicidio a Grisolia: imputato condannato a 13 anni di reclusione
- miocomune.tv

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Il Tribunale di Paola ha emesso la sentenza di primo grado per i drammatici fatti del 2019: confermato l'impianto accusatorio per il 41enne di Grisolia, Domenico Ritondale, che sparò ad altezza d'uomo
22 gennaio 2026
Si chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha interessato tutto l'Alto Tirreno cosentino. Il Collegio del Tribunale di Paola, presieduto dal giudice Salvatore Carpino, ha inflitto una pena di 13 anni di reclusione a Domenico Ritondale, accusato di tentato omicidio a Grisolia e detenzione di arma clandestina.
La ricostruzione del tentato omicidio a Grisolia e la sparatoria del 2019
I fatti risalgono alla sera del 5 giugno 2019. Secondo quanto emerso dal dibattimento, una lite scoppiata per motivi futili si è trasformata in tragedia sfiorata nel cuore di Grisolia. Ritondale, armato di un fucile tipo doppietta calibro 16 con matricola abrasa, avrebbe puntato l'arma contro un gruppo di persone a una distanza di circa venti metri.
L'imputato esplose un colpo caricato a pallettoni verso sei persone. La tragedia non si consumò solo grazie all'intervento provvidenziale del fratello dell'aggressore, che deviò il colpo verso l'alto all'ultimo istante.
Le accuse e il ruolo del fucile clandestino nella condanna
Oltre al tentato omicidio plurimo, la sentenza riconosce Ritondale colpevole di una serie di reati gravi legati alla detenzione dell'arma. Il fucile Bernardelli utilizzato è stato classificato come arma clandestina, aggravando la posizione del 41enne.
Le vittime, che si sono costituite parte civile, assistite dall'avvocato penalista Antonio Crusco, hanno riportato lesioni e forti stati di shock psicofisico. Durante l'episodio, l'uomo avrebbe continuato a proferire minacce di morte, sparando altri due colpi mentre le persone cercavano rifugio nelle abitazioni vicine.

La sentenza del Tribunale di Paola e l'impatto sulla comunità
La decisione dei giudici Carpino, Cominato e Iadicicco mette un punto fermo su una vicenda di cronaca nera che ha segnato la memoria collettiva della Calabria. Nonostante il coinvolgimento di altre persone nei fatti (per cui si procede separatamente), la condanna a 13 anni riflette, secondo il tribunale, la gravità dell'azione compiuta e il pericolo pubblico generato dall'uso di armi illegali.
Il legale delle persone offese, l'avvocato Antonio Crusco, ha seguito l'intero iter processuale che ha portato alla conferma totale dell'impianto accusatorio della Procura di Paola, assicurando giustizia alle vittime di quella drammatica giornata di giugno 2019.
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