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Cetraro, presunta truffa degli esami del sangue: per gli indagati decreto di citazione diretta

Cetraro, presunta truffa degli esami del sangue: per gli indagati decreto di citazione diretta. 23 indagati, uno ha scelto di procedere con altro rito


Cetraro, presunta truffa degli esami del sangue: per gli indagati decreto di citazione diretta. 23 indagati, uno ha scelto di procedere con altro rito

CETRARO – 1 nov. 23 - Una presunta truffa ai danni dell'azienda sanitaria provinciale. L'indagine si è conclusa lo scorso 29 aprile con l'iscrizione nel registro degli indagati di 24 persone. La Procura di Paola aveva individuato infermieri dell’ospedale di Cetraro, ma anche cittadini, principalmente della costa tirrenica cosentina, contestando a vario titolo una presunta truffa ai danni dell’Azienda sanitaria provinciale ed il reato di falso ideologico in concorso, su una serie di prelievi ematici effettuati in ospedale a spese del sistema sanitario. Uno degli indagati ha scelto una via abbreviata ed ora sono 23 gli indagati che dovranno chiarire ulteriormente la loro posizione. Il pubblico ministero, Maria Porcelli, ha firmato il decreto di citazione diretta a giudizio innanzi al giudice per l'udienza predibattimentale. La questione verrà discussa fra poco meno di un anno, il prossimo 22 ottobre 2024 davanti al giudice Iadicicco. Sono in tutto 23 i capi di imputazione indicati agli atti.



L'indagine si riferisce a fatti che sarebbero avvenuti ai danni dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, e, in particolare all'ospedale Iannelli di Cetraro, in pieno periodo Covid, tra il 2020 e il 2021. Coinvolti alcuni dipendenti nel settore infermieristico del reparto di medicina dell'ospedale Iannelli di Cetraro, ma anche cittadini, prevalentemente della costa tirrenica cosentina. Gli indagati, da quanto si è appreso avrebbero creato delle false richieste di esami di laboratorio su campioni ematici, attestando falsamente che si trattassero di esami per pazienti ricoverati nel reparto di medicina. Le provette contenenti il campione ematico, unitamente alla presunta falsa richiesta, sarebbero giunte al laboratorio analisi dell'ospedale, cosi traendo in errore, secondo l'accusa, il personale sanitario preposto circa la genuinità delle richieste effettuate, che avrebbe eseguito le analisi richieste consegnando i relativi esiti, inoltrati a mezzo canale whatsapp. In questo modo gli indagati avrebbero ottenuto “un ingiusto profitto consistito nel mancato pagamento del ticket per la prestazione sanitaria indebitamente conseguita a danno dell'Asp, di Cosenza”.



In pratica, le provette giungevano nei laboratori con una richiesta falsa che avrebbe, quindi, indotto in errore il personale sanitario degli ospedali di Cetraro e Cosenza dove arrivavano le analisi. Il personale dei laboratori di analisi consegnava il referto degli esami, eseguiti senza il pagamento del ticket, e poi, secondo l’accusa, un infermiere inoltrava il referto ai diretti interessati. Si tratta di piccole somme che si aggirano per i vari casi singoli tra i 30 e i 100 euro. Gli indagati risiedono in buona parte nei comuni di Guardia Piemontese, Cetraro, Bonifati, Belvedere Marittimo, Diamante, Scalea, Praia a Mare e sono difesi dagli avvocati: Giorgio Liserre del foro di Roma, Amerigo Cetraro, Egidio Rogati, Raffaele Sparano, Francesca Cristofaro, Alessandro Gaeta, Roberta Sette, Agostino Mainente, Antonio Gerace, Vincenzo Carrozzino, Maria Donato, Francesco Sirimarco, Giuseppe Marchese, Annamaria Bellanza, Eugenio Greco, Umile Cistaro, Massimo Raffo, Achille Ordine, Francesco Liserre.



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