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Cetraro, "Caso Aieta": non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Pronuncia della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto la tesi dell'avvocato Adamo, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura contro l'ex consigliere regionale Aieta




CETRARO – 1 giu. 23 - Un nuovo passaggio giudiziario con decisione definitiva pone un ulteriore tassello in quello che è stato definito il “caso” Aieta, riferito all'attività politica dell'ex consigliere regionale Giuseppe Aieta. La VI Sezione Penale della Corte di Cassazione,ha accolto la tesi difensiva esposta dall’avvocato Vincenzo Adamo ed ha dichiarato inammissibile il ricorso avanzato dalla Procura della Repubblica di Paola nei confronti dell’ex consigliere regionale Giuseppe Aieta, confermando, pertanto, l’ordinanza emessa il 25 gennaio scorso dal Tribunale del riesame di Catanzaro con la quale veniva annullata, per assenza dei gravi indizi di colpevolezza, l’ordinanza emessa dal Gip presso il Tribunale di Paola. Quest'ultimo, come è noto, aveva disposto la misura cautelare del divieto di dimora in Calabria lo scorso 11 gennaio. Il commento del legale di fiducia di Giuseppe Aieta, l'avvocato Vincenzo Adamo: “Con questa decisione si conclude favorevolmente per Giuseppe Aieta la fase cautelare, una fase che secondo le pronunzie sopra evidenziate non avrebbe dovuto neppure iniziare”. L’avvocato Vincenzo Adamo esprime la propria soddisfazione per la decisione assunta dalla Suprema Corte, “a conferma della correttezza dell’operato del proprio assistito, allorquando rivestiva la carica di consigliere regionale, e delle ardite e inconsistenti condotte contestate al proprio assistito”.



Lo scorso 26 gennaio, come si ricorderà, il Tribunale del riesame si era pronunciato sul caso di Giuseppe Aieta ed aveva annullato l'ordinanza per tutti i capi d'imputazione, escludendo la sussistenza della gravità indiziaria per tutte le ipotesi d'accusa. Giuseppe Aieta, anche ex sindaco di Cetraro e attuale consigliere di minoranza, è indagato, insieme ad altre sette persone, queste ultime non colpite da misure cautelari, per diversi capi di imputazione che portano ad una ipotesi d'accusa sintetizzabile nel cosiddetto “voto di scambio”. Il divieto di dimora in Calabria era stato applicato l'11 gennaio scorso, dal Gip del Tribunale di Paola Rosamaria Mesiti, in conseguenza delle richieste della Procura di Paola che andavano ben oltre la misura dell'allontanamento. Il tribunale del Riesame aveva accolto integralmente le tesi difensive esposte dall'avvocato Vincenzo Adamo. Secondo tali tesi: “nessuna condotta illecita poteva essere addebitata al proprio assistito, nessuna corruzione, nessun altro dei reati ipotizzati dalla Procura di Paola”.



L'ex consigliere regionale Aieta, sui social, ha espresso invece “gioia” ed anche “profonda amarezza” per quanto vissuto. La Suprema corte, commenta Aieta: “ha definitivamente decretato che non avrei dovuto subire l'obbligo di dimora fuori dalla mia terra, lontano dalla mia famiglia, a cominciare dai miei genitori ultra ottantenni, lontano dalla mia città che ho servito con disciplina e onore per 10 lunghi anni. Lo comunico pubblicamente perché l'oceanica vicinanza avvertita in quei terribili giorni mi è stata di grande aiuto. Ringrazio tutti ma ringrazio il mio avvocato, Vincenzo Adamo, che in questi lunghi anni (4 anni!) ha svolto il compito più difficile che è stato quello di alimentare in me fiducia nella Giustizia. Non solo! La sua grande capacità umana è stata quella di allontanare da me "l'inferno della mente che esiste veramente" con argomenti maneggiati con cura e sempre appropriati, mai ostici, come solo un conoscitore raffinato del diritto sa fare”.



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