Bonifati, il fabbricato, ex sede del Pd, torna al comune. Lo stabilisce il tribunale

Decisione del Tribunale di Paola sullo stabile ex sede del Pd. Il fabbricato deve tornare nella disponibilità del comune


BONIFATI – 13 feb. 21 - La sede del Pd deve tornare al Comune. Il partito non ha nessun titolo per occupare dei locali che secondo il Tribunale di Paola sono illegittimamente detenuti. Si conclude, almeno in questa fase, una lunga vicenda relativa ad un fabbricato nel centro storico di Bonifati. L'immobile, situato in via Alfieri e che si affaccia in via Grosso, venne costruito con i sacrifici di tanti bonifatesi emigrati in Argentina, l'Unione operaia bonifatese "Domenico Ferrante". Con il decesso dell'ultimo socio, l'immobile sarebbe dovuto passare al Comune, invece divenne sede del Pci, poi del Pds, poi di Ds. Ora il Partito democratico si deve arrendere e dire addio alla sede. A stabilirlo, una sentenza del tribunale ordinario di Paola in composizione monocratica, nella causa trattenuta in decisione all’udienza del 23 settembre 2019. E' la terza sentenza di un Tribunale sfavorevole al Pd. La decisione del tribunale non riconosce al Pd il titolo a occupare quei locali di proprietà comunale e, quindi, ad esercitare il godimento sul bene immobile di proprietà comunale. L’ente locale aveva chiesto inoltre l’emissione di una condanna al rilascio immediato del fabbricato e condanna al risarcimento del danno conseguente all’occupazione del bene, con vittoria di spesa e competenza.



I reduci del vecchio Pci costituiti in giudizio con gli ex segretari chiedevano il rigetto della domanda ritenendola infondata, evidenziando che il Comune non solo non ha mai posseduto l’immobile ma non vi ha esercitato alcun diritto di proprietà. Il giudice Alberto Caprioli del tribunale di Paola, espletata la trattazione, nel corso della quale veniva assunta prova testimoniale, ha ritenuto che la richiesta del Comune è fondata e merita accoglimento in quanto l’azione avanzata dall’ente comunale deve essere qualificata quale azione di restituzione fondata sull’assenza di un titolo alla detenzione del bene da parte del Pd. Pertanto, ritenuto che dall’esito del giudizio “deve ritenersi l’assenza ab origine di alcun titolo alla detenzione ne deriva che la domanda di rilascio deve essere accolta”. Gli ex comunisti oltre a consegnare l’immobile al comune sono stati condannati sia al risarcimento del danno per avere illegittimamente occupato l’immobile in questione, che alle spese del giudizio. Carmine Lombardo, è stato colui che con la sua richiesta, fatta anni fa ed indirizzata al Comune, con la quale chiedeva di sapere a quale titolo i comunisti occupavano l’immobile di proprietà pubblica, ha costretto il locale Pci a proporre domanda di usucapione del bene utilizzato come sezione. Lombardo ex dirigente politico dell’allora partito del Movimento Sociale Italiano ha così commentato la sentenza: “giustizia è fatta, l’immobile di proprietà comunale utilizzato dall’ex Pci e del Pd tornano in possesso del Comune, di conseguenza dei cittadini la giustizia è lenta ma arriva puntuale”.



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