Belvedere, tentata violenza sessuale: insegnante sospeso dal Tribunale

Un insegnante è stato sospeso per un anno per un caso di tentata violenza accaduto negli anni scorsi ai Licei di Belvedere Marittimo



BELVEDERE – 12 mar. 22 - Una vicenda che in linea generale sembra essere molto simile a quella accaduta nei giorni scorsi a Castrolibero, nel cosentino, e che ha avuto grande rilevanza mediatica. In questo caso, un insegnante, sessantenne, residente in un comune della Riviera dei Cedri, dovrà rispondere di gravi reati, come la tentata violenza sessuale aggravata nei confronti di alcune studentesse, pare cinque o sei. In un secondo caso viene, anche, contestata all'insegnante la molestia in un luogo pubblico o aperto al pubblico. I fatti oggetto di indagine risalgono al mese di novembre del 2021 e altri, con condotta perdurante, sarebbero accaduti nell'anno precedente, più o meno, a partire dal mese di novembre del 2020.


Tutto ciò si sarebbe verificato durante le normali lezioni tenute dall'indagato al liceo scientifico di Belvedere Marittimo, sul Tirreno cosentino. Resta, ovviamente, la presunzione di innocenza dell'insegnante coinvolto fino all'ultimo grado di giustizia. Ma la questione, ha inevitabilmente scosso le famiglie delle giovani studentesse coinvolte, e di quanti sono venuti a conoscenza dei fatti contestati. E la vicenda viene ormai inevitabilmente mormorata anche all'esterno dell'ambito scolastico. All'indagato, da quanto si è appreso, nei giorni scorsi, per la tentata violenza sessuale aggravata il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola ha applicato una misura cautelare restrittiva. Il sessantenne è stato sospeso dalla professione di insegnante ed è stata decisa l'interdizione da tutte le attività scolastiche per un anno. Ovviamente il Gip avrà considerato il contesto entro il quale la vicenda sarebbe accaduta e quindi l'interdizione rappresenta anche una misura ritenuta idonea ad allontanare l'uomo dal contesto scolastico per scongiurare l'eventuale pericolo di reiterazione della condotta. Il pubblico ministero aveva chiesto per l'indagato la misura cautelare più afflittiva degli arresti domiciliari. Il Gip ha evidentemente tenuto conto di altri elementi. Sull'accaduto viene tenuto il più stretto riserbo anche se qualche malumore viene registrato da parte di chi in qualche modo viene coinvolto, anche emotivamente nella vicenda, e non solo. Probabilmente, durante le fasi di indagine ognuno avrà raccontato la sua versione dei fatti contestati e dalle audizioni bisognerà capire in che modo le storie possano essere convergenti. La vicenda relativa alla contestazione più grave, la tentata violenza, non si sarebbe verificata per una presunta reazione della vittima che sarebbe riuscita ad evitare contatti e che comunque sarebbe rimasta infastidita dal comportamento del sessantenne.



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