Belvedere, Infermiera era stata licenziata per "covid": il tribunale l'ha reintegrata

La vicenda di Alina Vlad aveva fatto il giro dei social ed aveva aperto una serie di questioni. La clinica aveva deciso di licenziare l'infermiera. Il tribunale ha accolto l'istanza degli avvocati Romolo Reboa e Roberta Verginelli e l'ha reintegrata

BELVEDERE – 16 lug. 21 - Il tribunale di Paola, prima sezione civile, ha reintegrato al posto di lavoro Alina Vlad, la giovane infermiera straniera che era stata protagonista di uno dei primi “casi” di Covid sul Tirreno. Il tribunale civile, giudice Antonio Dinatolo, ha annullato il licenziamento, intimato alla ricorrente, e ha condannato la Tirrenia Hospital, in persona del legale rappresentante, società che gestisce la casa di cura alla marina di Belvedere, alla reintegrazione di Alina Vlad “nel posto e nelle mansioni in precedenza occupati, nonché al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale, di fatto, dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, e comunque non superiore a dodici mensilità, nonché, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali maggiorati di interessi nella misura legale”.



Ha anche dichiarato “inammissibile la domanda sull’accertamento dell’illegittimità del periodo di sospensione cautelare e la consequenziale richiesta di condanna della parte resistente al pagamento degli importi stipendiali non corrisposti in tale periodo”. La società dovrà anche corrispondere le “spese di lite”.

Alina Vlad, riteneva di essere stata ingiustamente licenziata e di essere stata “ingiustamente” accusata di aver contagiato altre persone nella struttura sanitaria nella quale lavorava alla marina di Belvedere Marittimo. La vicenda, aveva attivato un corposo tam tam sui social. Anche la stampa calabrese si era occupata del “caso” dell’infermiera, dipendente del Tirrenia Hospital. Il 29 marzo dello scorso anno, dopo aver scoperto di aver contratto il covid, Alina Vlad, venne indicata come untrice e, successivamente, il 14 luglio, venne licenziata, dopo la sospensione notificata il 6 aprile del 2020. Nel mese di luglio l’infermiera ha impugnato il licenziamento e si è rivolta a due avvocati romani per la stesura del ricorso, l’avvocato Romolo Reboa e la collega Roberta Verginelli.



Il primo è il titolare dello studio internazionale Reboa Law Firm, la seconda è una nota giuslavorista della Capitale, responsabile del settore lavoro del team professionale. L'avvocato Reboa ha curato, fra l'altro, le vicende giudiziarie delle famiglie di vittime della valanga che ha travolto l'hotel Rigopiano e degli anziani deceduti nelle Rsa di Milano.

All'infermiera veniva contestato “un duplice addebito disciplinare, consistente: nell’aver mantenuto un comportamento imprudente perché in un periodo ad alto rischio epidemiologico da covid-19 si sarebbe presentata a lavoro con sintomatologia sospetta; nell’aver rilasciato ad un giornalista dichiarazioni dal contenuto diffamatorio lesive dell’onore e della reputazione del proprio datore di lavoro”. Secondo il giudice, quindi, “non ricorrono gli estremi della giusta causa di licenziamento addotti dal datore di lavoro, per insussistenza dei fatti contestati”.



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