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"Affari di famiglia” due imputati al 41 bis, carcere duro per Calabria e Tundis di Paola

Il ministro della giustizia, Carlo Nordio, ha firmato il decreto di applicazione del 41 bis nei confronti dei due indagati Calabria e Tundis di Paola nell'ambito del procedimento "Affari di famiglia"


"Affari di famiglia” due imputati al 41 bis, carcere  duro per Calabria e Tundis di Paola

PAOLA – 16 nov. 23 - Saranno sottoposti al 41 bis Pietro Calabria, 37 anni di Paola, e Andrea Tundis, anch'egli di Paola 39 anni, entrambi indagati nel procedimento “Affari di Famiglia” scaturito dall'operazione dei carabinieri sul medio e basso Tirreno cosentino dello scorso 9 maggio. Il ministro della giustizia, Carlo Nordio, ha firmato il decreto di applicazione del 41 bis nei confronti dei due indagati. Il 41 bis, meglio conosciuto come “carcere duro” era stato introdotto “temporaneamente” con la legge Gozzini, nel tempo, però, è entrato a far parte dell’ordinamento penitenziario e da oltre trent’anni è uno degli strumenti più utilizzati in materia di criminalità organizzata. Pietro Calabria e Andrea Tundis sono assistiti dagli avvocati di fiducia Giorgia Greco, Giuseppe Bruno e Armando Sabato. I due sono legati da vincoli di parentela indiretta e sono ritenuti al vertice della presunta organizzazione di stampo mafioso che opererebbe sul Tirreno cosentino.



Si legge agli atti dell'operazione “Affari di famiglia” che l’indagine da cui è scaturita la richiesta cautelare “ha confermato l'esistenza e l’operatività della cosca di 'ndrangheta Calabria-Tundìs, attiva nel territorio compreso tra i comuni di Paola (zona sud), San Lucido, Longobardi e Belmonte Calabro”. Un'attività investigativa realizzata principalmente su fonti di prova costituite prevalentemente da esiti di intercettazioni ritenute utilizzabili. Ulteriori fonti di prova consistono nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno consentito un inquadramento del gruppo criminale nell’ampio contesto ‘ndranghetistico. Ulteriori servizi degli investigatori, in alcuni casi hanno permesso di filmare le attività illecite, mentre sequestri di sostanze stupefacenti hanno permesso “di attualizzare il fenomeno criminale confermando il forte dinamismo del gruppo investigato”. I delitti contestati a vario titolo ai numerosi indagati, sono l'associazione mafiosa, l'estorsione, la tentata estorsione aggravata, il trasferimento fraudolento di valori, la detenzione e il porto di armi e il traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish). Nelle indagini rientra l'acquisto di un quantitativo di 30 kg di marijuana al prezzo di 30.000 euro. Sul caso specifico, l'attività intercettiva e le videoriprese hanno fissato le attività propedeutiche all'occultamento del narcotico.



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