Tortora, il museo archeologico intitolato al professor La Torre

Delibera della Giunta Iorio per l'intitolazione del museo archeologico di Blanda al Professo Gioacchino Francesco La Torre scomparso il 12 giugno 2022



TORTORA – 23 set. 22 - La giunta comunale di Tortora, con a capo il sindaco Antonio Iorio, ha deliberato di intitolare il Museo di Blanda, nel centro storico, all'archeologo Gioacchino Francesco La Torre, recentemente scomparso e che tanto ha dato alla cittadina di Tortora e all'intero territorio. Il museo di Blanda è stato istituito nel 1998. Al suo interno sono custoditi reperti di epoca enotria, lucana, magnogreca e romana, rinvenuti nel territorio durante i decenni di scavi effettuati. E, come evidenzia la giunta comunale, uno dei principali protagonisti della campagna di scavi, è stato proprio il professore Gioacchino Francesco La Torre, uno dei più importanti archeologi italiani, docente di archeologia classica presso l'università di Messina, già funzionario del ministero dei Beni culturali, cittadino onorario di Tortora, scomparso il 12 giugno di quest'anno. L'esecutivo del sindaco Iorio ritiene, quindi, doveroso intitolare il museo comunale di Blanda al professor La Torre: “I cui meriti scientifici – si legge - hanno permesso di realizzare nel nostro comune un luogo culturale che conferisce prestigio alla nostra comunità. L'opera scientifica del prof. La Torre può essere inquadrata nel solco della migliore tradizione dell'archeologia italiana riguardante gli scavi in Calabria, con riferimento in primis ad archeologi ed intellettuali del rango di Paolo Orsi ed Umberto Zanotti Bianco”. Nella delibera di giunta si evidenzia: “che possono essere ricordati in luoghi pubblici, con l'approvazione del ministero delI'interno, anche persone che siano scomparse da meno di dieci anni, purché benemerite della nazione, come nel caso di una personalità di eccezionale rilievo culturale quale è stato il prof La Torre, archeologo di fama internazionale”.



Nella biografia sono contenute le numerose attività dell'archeologo. “Laureatosi e specializzatosi a Roma La Sapienza, si è perfezionato alla scuola archeologica italiana di Atene. Dal 1989 al 2001 nei ruoli del Ministero della Cultura come funzionario archeologo, ha lavorato dapprima in Abruzzo (1988) e poi per lunghi anni in Calabria (1989-2001). Ha pubblicato centinaia di articoli, contributi in volumi ed in atti di convegno, numerose monografie nelle sedi scientifiche più prestigiose. Ha partecipato a decine di convegni scientifici nazionali e internazionali in Italia ed in Europa; ha ricevuto vari riconoscimenti e premi ed era cittadino onorario di Tortora e di Amantea, comunità che l'hanno visto protagonista della scoperta dei centri antichi di Blanda e Temesa. È stato Direttore dal 2014 della Missione Archeologica Italiana presso Skotoussa, in Tessaglia (Grecia), dedicando in anni recenti numerosi saggi scientifici alla problematiche relative allo sviluppo storico ed archeologico della Tessaglia e del sito di Skotoussa”. Numerose le esperienze ricordate nella biografia, e “Negli anni calabresi ha scavato lungo la costa tirrenica, contribuendo in maniera fondamentale alla ricerca e valorizzazione dell'area ed arrivando a identificare importanti centri, tra i quali Blanda e Temesa, e diventando profondo conoscitore delle popolazioni indigene degli Enotri”. Fra le altre attività, si ricorda che: “La sua attività a Tortora è stata incessante per decenni: a partire dal 1990 e sino al 1998 ha scavato la necropoli arcaica e lucana di Blanda; ha diretto e condotto le ricerche sul Palecastro di Tortora, riconoscendo le fasi romane e lucane dell'abitato di Blanda con campagne dal 1990 al 2007. Ha indagato anche il Mausoleo di Tortora nel 1999 e la chiesa paleocristiana di San Brancato nel 1999 e 2000. Ha progettato, curato ed allestito il Museo di Blanda, sin dal suo primo allestimento a Palazzo Casapesenna nel centro storico nel 1998, implementando l'esposizione nel 2001. Con le sue ricerche ed i suoi studi ha fatto si che il complesso palinsesto abitativo di Tortora divenisse uno dei più importanti della Magna Grecia, conosciuto e studiato, punto di riferimento per gli studi sulle popolazioni anelleniche della Calabria”.