Sparatoria al bar Perugino a Diamante: in aula la lunga testimonianza dei titolari

Una importante udienza con la ricostruzione dei fatti vista da chi è stato fatto segno di colpi di arma da fuoco a Diamante, nella serata del 4 febbraio



DIAMANTE – 16 nov. 22 - Udienza ricca di contenuti, quella di ieri mattina, dedicata al processo che dovrà ricostruire le fasi della sparatoria avvenuta all'interno della pasticceria Perugino sul lungomare di Diamante, lo scorso 4 febbraio. C'è chi ha definito l'udienza di ieri come la più importante del processo che si celebra in I grado al tribunale di Paola. Gli imputati sono i tre fratelli Massimo De Rose, 31 anni, Alessandro De Rose, 35 anni, e Mattia De Rose, 38 anni devono rispondere dell'ipotesi di accusa di duplice tentato omicidio. Sono stati sentiti i due testimoni principali, le persone offese: Stefano e Gianluca Perugino che, come è noto, sono assistiti dagli avvocati di fiducia Francesco Liserre e Luigi Crusco. Gianluca Perugino, nel corso di una lunga testimonianza, ha raccontato i fatti, ricostruendo, dal suo punto di vista quanto accaduto quella serra del 4 febbraio nel bar pasticceria del lungomare di Diamante. Fasi concitate iniziate già nel pomeriggio fino alla sparatoria all'interno del locale pubblico. I proiettili esplosi, come si ricorderà, colpirono gravemente Stefano Perugino che venne ricoverato in rianimazione, mente un altro proiettile avrebbe colpito Gianluca Pellegrino perforando la felpa che indossava provocando due fori, uno in entrata e uno in uscita.



Tutti fatti che ancora sono sul tavolo dei giudici e sui quali il Tribunale dovrà esprimersi e che quindi, almeno fino ad eventuale ultimo grado di giudizio, fanno ritenere innocenti i tre fratelli De Rose. La ricostruzione è stata molto dettagliata; l'esame del pubblico ministero, delle parti civili, e dei difensori degli imputati è andato avanti per l'intera mattinata di ieri. Si torna in aula il mese prossimo per sentire i carabinieri intervenuti sul posto subito dopo la sparatoria. Sarà sentito anche un testimone, dipendente del bar pasticceria, che sarebbe stato presente nel locale durante i fatti di cronaca accaduti. C'è stata anche un'ampia produzione documentale, con la consegna agli atti di alcune fotografie scattate nella serata e contenenti le immagini dello stato dei luoghi. Al processo, come è noto, è stato ammesso anche il comune di Diamante che è assistito dall'avvocato Giuseppe Marchese. I tre imputati, sono attualmente sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere e sono difesi, rispettivamente, dagli avvocati Cristian Cristiano, Ugo Le Donne, Maurizio Nucci e Francesco Santelli.



Al processo sono stati iscritti circa quaranta testimoni. La vicenda aveva generato grande preoccupazione e attenzione da parte della popolazione della cittadina tirrenica. Il sindaco Magorno nella manifestazione organizzata per quanto accaduto aveva dichiarato: “L'aggressione è stata una violenza contro tutta la nostra città, un atto contro quella società che a Diamante rappresenta un pezzo di Stato. Noi siamo quelli che vogliono continuare a costruire un futuro migliore, noi siamo un corpo sano che coltiva la fiducia”. L'episodio, ricordavano dall'amministrazione, data la rilevanza turistica della città di Diamante, è stato riportato dalla cronaca e da tutti i giornali e telegiornali locali e non solo, ponendo un sentimento negativo nei riguardi di un paese rinomato quale meta turistica per trascorrere le vacanze.