'Big spot', fatture gonfiate per ottenere finanziamenti. Eseguite quattro misure cautelari

Operazione “BIG SPOT”. Gonfiavano le fatture per ottenere un finanziamento comunitario. Eseguite 4 misure cautelari e sequestrati 415.000 euro per truffa aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. Coinvolte anche 3 imprese

CATANZARO – 13 ago. 20 – L'hanno chiamata operazione “Big spot”. I finanzieri del comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa, su richiesta della Procura di Lamezia Terme, dal Gip dello stesso tribunale, Luca Nania, nei confronti di:

1. Macchione Vittorio, 69 anni, di Nocera Terinese (CZ), architetto;

2. Macchione Rossella, 37 anni, di Nocera Terinese (CZ), dipendente dell’Anci;

3. Macchione Claudia, 30 anni, di Nocera Terinese (CZ), ingegnere;

4. Cardillo Sandro, 67 anni, di Messina (ME), architetto,

indagati, a vario titolo, per truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione europea, nonché riciclaggio e autoriciclaggio.

I PROVVEDIMENTI

Nei loro confronti è stato disposto, cumulativamente, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e il divieto di svolgere attività imprenditoriali, di ricoprire uffici direttivi di società, sia di capitali che di persone, nonché di svolgere attività professionali per le quali è necessaria l’iscrizione in albi professionali, per un periodo di dodici mesi.

SEQUESTRO PREVENTIVO

Il provvedimento è stato emesso anche nei confronti di tre imprese con sede a Falerna e Nocera Terinese,destinatarie di sequestro preventivo, anche ai fini della confisca per equivalente previsto dal Decreto Legislativo n. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa degli Enti, di denaro, attività finanziarie, beni mobili e immobili per un valore di 414.755,42 euro.

LE INDAGINI

L’operazione di polizia giunge al termine di complesse e articolate indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, sotto la direzione del Sostituto Procuratore Giuseppe Falcone, con il coordinamento del Procuratore della Repubblica, Salvatore Curcio.

In particolare, nell’ambito dell’operazione denominata “È dovere” (concernente episodi di corruttela che hanno visto coinvolto anche una Dirigente di Settore della Regione Calabria), condotta dalla Fiamme Gialle su delega dell’autorità giudiziaria di Catanzaro e conclusasi nell’ottobre 2018, erano emersi risvolti investigativi che riguardavano specificatamente la competenza della Procura della Repubblica lametina. Nel merito, la Guardia di Finanza, passando al setaccio le pratiche di finanziamento transitate per il Dipartimento “Turismo, Spettacolo e Beni Culturali” della Regione Calabria interessato dalle indagini, individuava anomalie in quella riferita adnuna società coinvolta, che aveva ottenuto un finanziamento comunitario, nello specifico fondi F.E.S.R. di cui al POR 2007/2013, con il dichiarato fine della riattivazione (ristrutturazione ed ammodernamento) dell’Hotel Mondial di Nocera Terinese (CZ).

Le articolate investigazioni condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/Gruppo Tutela Spesa Pubblica dalla Guardia di Finanza catanzarese hanno consentito di rilevare come gli indagati fossero riusciti a ottenere illecitamente il finanziamento comunitario, presentando un progetto di ristrutturazione edilizia con importi artatamente sovradimensionati, incassando la prima tranche di fondi pubblici pari a 299.755,42 euro.

Tale importo fraudolentemente ottenuto, provento della truffa, veniva infatti canalizzato attraverso i conti correnti delle tre società coinvolte, giustificando formalmente le transazioni finanziarie con il pagamento delle fatture gonfiate o con la corresponsione di acconti per acquisti immobiliari mai perfezionatisi.



In seguito all’illecito conseguimento del finanziamento, gli indagati avevano inoltre realizzato una complessa operazione di riciclaggio ed autoriciclaggio “circolare”, posta in essere grazie a un articolato schema finanziario che ha determinato un ulteriore profitto illecito di 115.000 euro.

Sono risultati “gonfiati” i costi delle opere in muratura prospettati alla Regione Calabria (sia riguardo al costo della manodopera che al costo dei materiali), falsamente indicando nella richiesta di finanziamento l’importo di euro 700.717,63 per tali opere e, al fine di rendere al tempo stesso più credibili i costi dichiarati e più complesso l’accertamento della loro congruità, avevano omesso di produrre qualsivoglia preventivo riguardante i costi delle opere murarie, modificando l’indicazione dell’impresa incaricata per i lavori murari, designando, in luogo della società inizialmente indicata, quest’ultima fittiziamente intestata a Sandro Cardillo il quale secondo le indagini sarebbe stato pienamente consapevole della situazione e pronto a prestare il proprio nome e la propria collaborazione nel disegno truffaldino ideato dal Macchione, anche in virtù delle relazioni personali intercorrenti tra i due (il Cardillo è “compare d’anello” del Macchione).

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