Esonda il fiume Crati, al lavoro per riparare l'argine a Corigliano Rossano

Sfollate quattro famiglie. La piena ha raggiunto alcune abitazioni rurali. La senatrice Abate, M5S, interviene sul problema già noto



CORIGLIANO ROSSANO – 25 gen. 21 – Torna l'incubo dell'esondazione del fiume Crati nel territorio di Corigliano Rossano. Le piogge delle ultime ore hanno contribuito ad ingrossare, a monte, il corso del fiume che ha riaperto vecchie ferite nelle aree di contrada Foggia e Thurio, in zona Corigliano, al confine con Cassano allo Jonio. Sono in tutto 4, al momento, le famiglie evacuate. Sul posto, i vigili del fuoco di Corigliano Rossano e Trebisacce per aiutare i cittadini presenti a lasciare le abitazioni già in parte interessate dalla piena. Si rivivono vecchie immagini, con le stesse ansie e le stesse paure. Negli anni scorsi, la piena era arrivata di notte e all'improvviso. Ora, invece, il problema è già noto e i cittadini di quella zona erano già in preallarme e ben conoscono la debolezza di una parte dell'argine che sembra non tenere. Nel pomeriggio, con mezzi meccanici, si è lavorato per rinforzare l'argine con altri massi. Presenti i rappresentanti dell'amministrazione e, in particolare, il vicesindaco Claudio Malavolta. Gli sfollati sono stati ospitati da parenti ed amici.



L'INTERVENTO DELLA SENATRICE ROSA SILVANA ABATE (M5S)

“Seguo sin dal primo momento la nuova emergenza che si è venuta a verificare sull'argine del Crati dove il livello dell’acqua, cresciuto di diversi metri nelle ultime ore, è tornato a minacciare le contrade di Thurio e Ministalla alla periferia ovest di Corigliano-Rossano dopo l’alluvione di novembre 2019.

Fin quando tutte le amministrazioni preposte, e mi riferisco alla Regione Calabria, in primis, ma anche all’amministrazione comunale di Corigliano Rossano, non prenderanno seriamente in carico, come dovrebbe essere, i problemi e gli interessi del territorio e dei cittadini, questo lembo di terra sarà costretto sempre nel degrado più totale.

La questione del Crati, grazie al mio interessamento e alla mia interlocuzione con la Regione e l’allora Soggetto Attuatore per il Commissario Straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Calabria, ingegner Nello Gallo, è andata avanti.

In quel tratto di fiume, infatti, ad oggi, sono stati completati due interventi: il primo da 4 milioni di euro a protezione della zona archeologica di Sibari e il secondo da 1,2 milioni di euro proprio in località Thurio per mettere in sicurezza l’argine. Ma questo, chiaramente, non basta. Era stato finanziato nel “Patto per il Sud” un ulteriore intervento di 8 milioni di euro per la messa in sicurezza degli argini su entrambi i lati, fino al vecchio percorso della Ss 106.

Dopo aver lavorato alacremente, a febbraio 2020, eravamo arrivati alle fasi finali per aggiudicare la gara della progettazione. La titolarità dell'intervento è in capo al commissario per il tramite del suo soggetto attuatore, che si sono avvalsi del competente Dipartimento regionale della Difesa del suolo per l'espletamento delle procedure. Ma, con il cambio di Governo della Regione Calabria, e con la nomina dell’ingegner Francesco Tarsia al posto del collega Nello Gallo, non è stata più ripresa la questione e nemmeno il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stati sembrerebbe aver sollecitato la pratica fino a ieri quando si è verificata la nuova l’emergenza dimostrando poca propensione alla programmazione amministrativa. Basti pensare che l’intervento da 8 milioni sarebbe fermo soltanto perché il Rup ancora deve formalizzare l'assegnazione della gara di progettazione e da allora sono passati più di 18 mesi, oltre un anno e mezzo.

Con la presente comunicazione, che invierò anche formalmente ai soggetti istituzionali interessati, chiedo al sindaco di affiancarmi in questa mia richiesta divenuta ormai inderogabile e improcrastinabile di portare avanti la pratica dell’intervento di 8 milioni euro per rifare l’argine, riprendere e concludere il lavoro iniziato dall’ingegner Nello Gallo perché solo così si risolverà una volta per tutte l’emergenza del Crati nelle zone minacciate. Stessa richiesta farò al Presidente f.f. della Regione Spirlì e al nuovo soggetto attuatore nominato dalla sua giunta, ingegner Francesco Tarsia. Spero che questi soldi, come tanti altri, non giacciano nei cassetti ma vengano spesi per la sicurezza delle persone e del territorio. Se la procedura era a buon punto, perché tutto ad un tratto è stata interrotta? Chiedo che subito si torni ad operare per il bene dei cittadini e del territorio. I residenti e gli imprenditori della zona meritano rispetto. Non si può giocare con la loro vita lasciandoli in questa continua emergenza e chi di competenza, appunto perché pagato dai cittadini, ha l’obbligo di lavorare e risolvere i gravi problemi che insistono sul territorio”.

Senatrice Rosa Silvana Abate

Capogruppo M5S in Commissione “Questioni Regionali”

Commissione Agricoltura



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