Cedro, la denominazione di origine deve essere territoriale, secondo Coldiretti

Osservazioni della Coldiretti al documento di riconoscimento della denominazione di origine protetta del cedro



SANTA MARIA DEL CEDRO – 02 feb. 22 – Secondo Coldiretti Calabria, calza più la denominazione “Cedro della Riviera” e non “Cedro di Santa Maria del Cedro”. “Indubbiamente – commenta Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – le nostre richieste vanno in direzione di rendere più forte l’intero territorio e l’economia agricola legata direttamente ed indirettamente al cedro”.con una immagine coordinata . Nel mantenere la denominazione DOP “Cedro di Santa Maria del Cedro” - afferma Aceto - si incorrerebbe negli errori del passato cioè di legittimare iniziative individualistiche che,mancando del riconoscimento di una comunità forte di appartenenza, hanno respiro corto”.


Sulla Gazzetta Ufficiale, del 7 dicembre scorso, è stato pubblicato il documento di riconoscimento della Dop “Cedro di Santa Maria del Cedro”. Si è aperta la fase di consultazione con l’invio, al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali - Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare e al Dipartimento Regionale Agricoltura e Risorse Agroalimentari, delle osservazioni al Disciplinare di produzione della Denominazione di Origine Protetta. Il percorso prevede successivamente la fase di audizione sul territorio. La Coldiretti Calabria, facendosi interprete delle numerose segnalazioni pervenute da produttori di cedro e raccolte in incontri specifici, ha inviato le proposte di revisione. Dopo una pertinente analisi storica, culturale, sociologica e produttiva, contenuta nelle osservazioni inviate, Coldiretti, innanzitutto richiede di modificare la denominazione DOP “Cedro di Santa Maria del Cedro” in “Cedro della Riviera dei Cedri”.


L’istanza, - si legge nelle osservazioni - è finalizzata ad evitare il rischio di imputare la paternità del Cedro e della storia ad esso collegata ad un’unica cittadina (Santa Maria del Cedro) negando, di fatto, l’appartenenza ad un’area più vasta, appunto la Riviera dei Cedri, che, con la stessa cittadina, ne condivide terra, cultura e tradizioni. Questo - aggiunge Coldiretti - con riconoscimento dell’intera zona di produzione inclusi i Comuni di Acquappesa, Guardia Piemontese, Fuscaldo e Paola. La coltivazione del cedro, varietà liscia diamante, italiana o calabrese, risulta da sempre praticata nei comuni della fascia costiera compresa fra Tortora e Paola. Gli stessi sono tradizionalmente e congiuntamente indicati come Comuni della cosiddetta e rinomata “Riviera dei cedri”, proprio per la presenza di questo agrume che viene coltivato sia nei centri sul mare che in quelli dell’entroterra. Insieme ad un’altra serie di modifiche letterali la Coldiretti richiede anche che il disciplinare contempli anche tecniche moderne di gestione e raccolta che ormai sono usate dagli agricoltori nonché la modifica della classificazione delle categorie del pregiato frutto.




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