Belvedere, omicidio Dimova: i Ris setacciano l'abitazione palmo a palmo cercando elementi utili

Aggiornato il: set 12

L'omicidio della 55enne di nazionalità bulgara è all'attenzione dei carabinieri della Compagnia di Scalea che cercano di stringere il cerchio

Belvedere la casa dell'omicidio

BELVEDERE – 2 set 20 - I Ris tornano nell'abitazione di Largo Crocifisso, all'ingresso del centro storico di Belvedere Marittimo. I carabinieri e la Procura hanno cristallizzato tutti gli ambienti al momento del ritrovamento del cadavere della 55enne bulgara massacrata di botte e uccisa in modo molto violento. Il reparto speciale dei carabinieri, che ha sede a Messina, è giunto già da lunedì sul Tirreno e ieri ha trascorso un'intera giornata nell'abitazione. Rilievi importanti che potrebbero fornire preziose indicazioni per scoprire ciò che è avvenuto tra la sera di sabato e la mattina di domenica. Rilievi con il luminol per tracciare le macchie ematiche, analisi chimiche e biologiche per recuperare ogni elemento che possa condurre all'assassino. L'esame autoptico sul corpo di Aneliya Dimora, dovrebbe essere effettuato oggi. Si attendono elementi utili all'attività investigativa anche dall'esame del cadavere che, come è ormai noto, presenta una grossa ferita al capo provocata probabilmente con un corpo contundente. Ma ci sono anche altri particolari da rilevare e, naturalmente, stabilire l'ora precisa del decesso, altro elemento che potrebbe aiutare gli investigatori. Non ci sono ormai più dubbi sulle cause della morte: si tratta di un omicidio. Una morte anche violenta, perchè la donna potrebbe essere stata anche picchiata. I carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, sono alla ricerca di tutti gli elementi possibili. Le indagini, con la supervisione della Procura di Paola con a capo Pierpaolo Bruni e con il sostituto procuratore Rossana Esposito, proseguono in modo tradizionale, cercando di scavare nel recente passato della donna, le frequentazioni, gli spostamenti; ed anche con l'utilizzo delle varie tecnologie; e qui subentrano analisi approfondite sull'utilizzo del telefono cellulare, sugli scambi di messaggi, telefonate, ed anche spostamenti. Tutti gli elementi utili a tracciare, nel modo più preciso possibile, le ultime ore di vita della bulgara. Si analizzano anche eventuali elementi video. Ciò che è avvenuto in quella abitazione potrebbe essere stato il tragico epilogo di un'azione estemporanea, perchè chi conosceva la vittima la descrive come una persona tranquilla. Sui social c'è chi scrive: “Ti ho vista circa una settimana fa ed eri felice di rivedermi, sorridente come sempre.

Sei approdata nella mia famiglia ormai quasi 20 anni fa, dalla Bulgaria, eri gracile, debole, spaventata, ma ti abbiamo accolta con amore e sebbene lontana dai tuoi affetti, da tuo figlio, da tua mamma, ogni volta che il tuo cuore era triste, ti asciugavi le lacrime, raccoglievi i cocci, coraggiosamente li rimettevi insieme e ricominciavi perché dovevi, perché volevi che tuo figlio studiasse e tua mamma potesse condurre una vita un po' più agiata almeno in vecchiaia. E cantavi "in una povera capanna, Maria figlia di Sant'Anna..." la conoscevi tutta. Ed è stato sempre così, ogni volta, nei momenti più tristi ...di notte, quante volte ti sei rifugiata a casa dei miei, alla ricerca di un giaciglio accogliente, di un posto "sicuro". Tu hai donato la tua vita per tuo figlio che ora è geologo e insegna all'Università e per tua mamma che era la tua colonna portante. La tua vita l'hai donata con Amore e per Amore, quando hai deciso di lasciare il tuo Paese per garantire a tuo figlio un futuro migliore”.




BELVEDERE – 31 ago. 20 – Una lunga giornata di indagini. Quella di ieri. Per sbrogliare la matassa attorno all'omicidio della bulgara 55enne, Aneliya Dimova. La donna, badante, da tempo residente a Belvedere Marittimo, vedova di un medico che alla sua morte le ha lasciato in usufrutto l'abitazione del centro storico. Una casa a pian terreno in Largo Crocifisso, all'incrocio con via Attilio pepe, la strada che porta in piazza Amellino.

LE INDAGINI

Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Scalea, coordinata dal capitano Andrea Massari, sono articolate. Si guarda a 360 gradi, ma le piste giudicate possibili sono due: quella della rapina finita male, con una violenza brutale, o quella del delitto passionale. Il corpo della donna è stato trovato con il cranio completamente frantumato, sul letto, coperto da un lenzuolo. La bulgara è stata certamente picchiata brutalmente. Sono molti gli elementi che fanno capire che in quell'abitazione è avvenuto qualcosa di brutto. Non si esclude però che la povera vittima non abbia neanche opposto resistenza. L'attività di indagine è coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e dal sostituto Rossana Esposito; dal punto di vista operativo, coordina il capitano Andrea Massari comandante della compagnia di Scalea, in collaborazione con il maresciallo Diana della stazione locale dei carabinieri.



IL RITROVAMENTO

Gli amici hanno provato a chiamare Aneliya Dimova più volte nella mattinata di ieri, senza ottenere risposta. Una situazione che ha messo subito in allarme gli amici. Perchè era organizzata un'uscita in assoluto relax. Quando gli amici hanno percorso via Pepe e poi largo Crocifisso hanno notato la presenza della Panda rosa della donna. Quindi hanno immaginato che si trovasse a casa. Ma, alla mancata risposta alle continue telefonate, è seguita una serie di bussate all porta d'ingresso. Non ricevendo risposta, hanno intuito che qualcosa fosse successo in quella casa. Dopo aver aperto la porta, la macabra scoperta. Sul posto, immediatamente i carabinieri, e poi i reparti speciali del Ris per il recupero degli elementi utili alle indagini. Rilevate tutte le tracce di sangue presenti nell'abitazione.


Aneliya Dimova

IL PASSATO DELLA DONNA

Come molte donne, giunte in Italia dai Paesi dell'Est, si era data da fare per guadagnare qualcosa, magari da inviare anche ai familiari nella propria terra, assistendo persone anziane. Aneliya Dimova, da qualche anno era vedova. La straniera aveva sposato un medico del posto che aveva accudito fino alla morte. La casa sul largo Crocifisso era rimasta in usufrutto alla donna che continuava a ricevere la reversibilità della pensione del marito. Ora, pare che la donna avesse una nuova relazione.

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