Tra "Immuni” e "Io”, l'innovazione dell'Italia che va a rilento

Aggiornato il: 10 dic 2020

L'esperienza con le due App e le "rotelline che girano” nell'Italia che si fa trovare impreparata


Tra Immuni e Io, l'Italia che si fa trovare sempre impreparata. Ci abbiamo provato. Sì, in tutti e due i casi, l'obiettivo era dar spazio all'innovazione, alla tecnologia, un aspetto che ci piace tanto. Ma, la delusione c'è. E' inutile nasconderla.

Partiamo dall'App Immuni. In questo caso, la voglia di scoprire nuove realtà non è stata preponderante. Abbiamo atteso molto, prima di scaricare l'App. La giustificazione era: “Se in Calabria non sono in grado di far funzionare la sanità, gli ospedali, per quale motivo un'applicazione così innovativa avrebbe dovuto funzionare?”. Ed è così.

Ma dopo qualche mese abbiamo superato gli steccati mentali e ideologici e ci abbiamo provato.

CHI INSERISCE I DATI?

L'App Immuni è semplicissima. Non devi far nulla, se non installarla. Resta come un monolite sul cellulare. Sì, perchè abbiamo approfondito la questione. Chiediamo a persone impiegate nella sanità. Chi risulta positivo, dovrebbe essere inserito nell'elenco e, dopo aver ricevuto un codice, dovrebbe inserirlo, guidato da personale addetto, nell'App. Il cellulare diventerebbe una sorta di allarme per chi si avvicina a distanza da “Bluetooth” alla persona. Ma, a quanto pare, la persona addetta ad inserire i codici, non si sa nemmeno chi sia. Pare che non ci sia personale “formato” per questa attività. Arriviamo a chiedere informazioni dettagliate. La discussione prosegue liscia fino all'inserimento del famoso codice. Alla domanda specifica: “Chi deve comunicare il numerino da inserire nel cellulare? Il dialogo si arena, con non poco imbarazzo. “Non saprei. Sto chiedendo, ma nessuno mi risponde”. Conclusione: l'App Immuni è lo specchio della sanità calabrese.

"IO" ED IL CASHBACK DELL'8 DICEMBRE “Io”. “Io chi?” direbbe qualcuno. Qui la situazione è diversa, da qualche punto di vista. L'organizzazione dovrebbe migliorare nel tempo, così si dice. Ma, inevitabilmente, ci poniamo delle domande. Perché, se una iniziativa non è ancora pronta, si dà comunque il via libera? Perchè chi organizza non prevede un boom di contatti iniziali, potenziando o scaglionando in qualche modo gli accessi?

Anche in questo caso, la voglia di scoprire nuovi mondi ci guida.

Il 6 dicembre cominciamo a prendere visione, distratta, dell'app “Io”. Martellati dagli spot televisivi e dalle notizie generiche decidiamo di approfondire. E già, sul web, cominciamo a leggere qualche post di “cittadino deluso”.


E' il 7 dicembre, siamo consapevoli che il bombardamento verso l'App e verso l'obiettivo cashback è già in atto. Ci armiamo di pazienza e iniziamo la procedura. L'accesso, tutto sommato, è agevole. Chi ha già attivato l'identità elettronica, lo “spid”, procede spedito. Spedito si fa per dire. Perchè i server sono intasati e bisogna fare i conti con le “rotelline che girano”.

Il primo inghippo è proprio nell'avvio dell'iscrizione al cashback. L'accesso è lento. Escono fuori messaggi di errore. Dopo qualche ora e vari tentativi, ecco un altro messaggio poco rassicurante “Il cashback sta arrivando! A breve potrai attivare il cashback e inserire il tuo Iban per il rimborso: attendi il prossimo aggiornamento di IO”.

Ma quanto bisogna attendere nessuno lo sa. Perchè, nessun messaggio ti informa che effettivamente se ritorni all'App store, l'aggiornamento è lì che ti sta aspettando.


Ok. allora aggiorniamo. Riattiviamo l'App. Risultiamo iscritti al cashback. E poi. Poi bisogna attivare l'Iban. Anche in questo caso, fra rotelline che girano, riusciamo a inserire l'Iban. Poi, più nulla. “Carico i metodi di pagamento”. Una carica infinita. Decidiamo di lasciar riposare l'App. In serata, ormai è una questione di principio, riattiviamo l'App. L'Iban risulta caricato, il cashback è attivo. Ce l'abbiamo fatta! No.

I metodi di pagamento non compaiono. Non è possibile fare altro. La decisione del “navigatore solitario”. L'App. interessa principalmente gli italiani: proveremo di notte. Mentre tutti dormono.

Alle 2 della notte. L'accesso, come previsto, è agevole, veloce. Spunta l'Iban, ci fa accedere al passaggio successivo per l'inserimento dei dati della carta di credito. Lo facciamo.

Cinque minuti. In piena notte. Con l'occhio spento. Al termine dell'operazione: un bel cerchio con la X: “errore”. “Qualcosa è andato storto”. L'ultima idea che ci viene: è possibile accedere manualmente all'elenco delle banche. Ce ne sono soltanto alcune. Non ci sono dubbi. L'aggiornamento è in corso.

Meglio dormirci su e sognare. Chissà se domani “Io” sarà sveglio.

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