Scalea, tentato omicidio al mercato settimanale: condannato a 8 anni in I grado

Regge l'accusa più pesante per il commerciante ambulante che sparò colpi di pistola durante il mercato settimanale del lunedì di Scalea


Spari al mercato di Scalea, le indagini

SCALEA – 11 set. 20 - Non è stato un lunedì come tanti altri. A Scalea, in questo specifico giorno della settimana, si svolge il mercato settimanale. Momento di richiamo per molti cittadini del posto ed anche di altri comuni dell'alto Tirreno. Il 28 ottobre dello scorso anno, quasi alla chiusura del mercato, gli spari provenienti da un'arma da fuoco crearono panico fra i cittadini presenti. I fatti accaduti, abbastanza in evidenza, sono stati esaminati in Tribunale a Paola per il processo di I grado che si è svolto con il cosiddetto rito abbreviato. Certo, alcuni dettagli possono fare la differenza e generare, eventualmente, nei prossimi gradi di giustizia una riqualificazione del reato. Ma, al momento, il tribunale di Paola ha contestato in pieno a Massimo Pepe, 51 anni, originario di Pagani, ma residente a Scalea, il reato di tentato omicidio. Il commerciante è stato condannato ad una pena di otto anni di reclusione. I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche. L'avvocato Giuseppe Bello del foro di Paola, ha preannunciato il ricorso in Appello. Tornando in aula, probabilmente, vuole chiarire alcuni aspetti che potrebbero non essere stati approfonditi e frutto anche di indagini investigative. “Attendo, innanzitutto, le motivazioni, prima di poter commentare la sentenza – ha dichiarato l'avvocato Giuseppe Bello -. Sono e resto convinto che da parte del mio assistito non ci fosse l'intenzione di uccidere e ritengo che il reato possa essere riqualificato in lesioni volontarie, anche grazie ad una valutazione serena dei risultati delle indagini investigative. Per questo proporremo certamente appello”. Insomma in secondo grado potrebbero essere valutate ulteriori sfumature di quella lite che culminò con gli spari di un'arma da fuoco, una pistola calibro 9. I proiettili esplosi in quella occasione hanno colpito Salvatore Maiorino, commerciante ambulante, anch'egli di origine campana, ma residente a Santa Maria del Cedro, alla gamba destra con foro di entrata e d'uscita e alla coscia sinistra, intaccando l'arteria femorale.



La questione come è ben noto era iniziata già nelle prime ore della mattina di quel lunedì 28 ottobre all'interno di un bar, dove c'era stato un acceso battibecco ed era stato sferrato anche un pugno. L'accusa ipotizzata già dal Gip Maria Grazia Elia evidenziava che fossero stati compiuti: “atti idonei, diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà”. Inoltre la vittima venne prontamente soccorsa dai commercianti ancora presenti nell'area del mercato. Fra l'altro, l'intervento dei carabinieri, avvenne in breve tempo, visto che anche la caserma si trova sul Viale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dove si svolge il mercato settimanale. L'accusa contesta all'indagato la detenzione di una pistola calibro 9 in luogo pubblico e l'aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi. Erano almeno quattro i bossoli repertati sul posto dai militari. Le indagini dei carabinieri, coordinati dal capitano Andrea Massari, si erano servite anche delle riprese di videosorveglianza che hanno ripreso l'intera scena del litigio tra la vittima ed il fratello dell'indagato avvenuta nel bar.

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