Scalea, imprenditore assolto: era rimasto coinvolto nell'operazione "Focus 'ndrangheta”

Il tribunale ha accolto la tesi dell'avvocato penalista di fiducia, Antonio Crusco

SCALEA – 17 ott. 20 - Era rimasto coinvolto nell'indagine dei carabinieri di qualche anno fa denominata “Focus 'ndrangheta”, ieri, il Tribunale di Paola, giudice Roberta Carotenuto, ha assolto con formula piena il noto imprenditore di Scalea. T.A., queste le sue iniziali, è difeso dal penalista avvocato Antonio Crusco. Il tribunale ha assolto l'uomo con la formula ampia: “perché il fatto non sussiste”.

Il noto imprenditore di Scalea e suo nipote erano stati rinviati a giudizio dalla Procura di Paola.

T.A., secondo l’accusa, avrebbe agevolato la sottrazione di un’autovettura, in precedenza sottoposta a confisca, per altro precedente illecito commesso. In aula i carabinieri della compagnia di Scalea hanno ricostruito i fatti, secondo quanto è emerso dalle indagini. Il nipote del noto imprenditore di Scalea, nonostante la confisca per altro illecito del furgone Fiat Doblò, si trovava alla guida del mezzo e, soprattutto, in prossimità della località Pian delle Vigne a Praia a Mare aveva forzato il posto di controllo dei carabinieri. I militari, hanno anche riferito al giudice che da accertamenti effettuati avevano scoperto che l’autovettura era stata sottoposta a sequestro per un illecito commesso dall’imprenditore e, quindi, una volta confiscato, il mezzo era stato affidato allo stesso indagato, con l’obbligo di custodirlo. Il militare, dopo l'esame del Pm, è stato escusso e sentito dal difensore dell’uomo, l’avvocato Antonio Crusco. Quest'ultimo, ha fatto richiesta in aula di fornire i dati e gli estremi del verbale dal quale sarebbe dovuto emergere il fatto che T.A. fosse il custode del furgone confiscato.



L’avvocato Antonio Crusco, nel corso delle udienze ha prodotto il verbale da cui, invece, non emergeva assolutamente che il suo assistito, avesse l’obbligo, sanzionato penalmente, di custodire il furgone confiscato. Dopo il contraddittorio, il giudice ha invitato tutte le parti a discutere in aula per le rispettive conclusioni. Al termine, il pubblico ministero ha chiesto la condanna per l’uomo; mentre il penalista avvocato Antonio Crusco, nella sua arringa, ha posto in evidenza la contraddittorietà della testimonianza fornita in aula, ritenuta in contrasto con altre prove. E, soprattutto, lo stesso avvocato di fiducia dell'imputato, analizzando il testo degli articoli previsti dal codice penale, ha concluso per la estraneità ai fatti del suo assistito. A quel punto, in conclusione ha chiesto l'assoluzione con formula piena dell’imprenditore di Scalea. Ieri il Tribunale di Paola, giudice Roberta Carotenuto in totale accoglimento delle argomentazioni di diritto penale e processuale penale ha assolto l’uomo di Scalea, con formula piena.

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