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"Re nudo”: l'inchiesta suddivisa in tre filoni principali

Protagonista principale è nella maggior parte dei casi, l'ex sindaco di Scalea Mario Russo


SCALEA – 28 dic. 20 - “La gamma di illeciti riscontrati è ampia e variegata, ma costituita in prevalenza da filoni omogenei di reati, che possono catalogarsi in tre macro aree”. L'indagine “Re nudo” dei carabinieri della compagnia di Scalea, coordinata dalla procura di Paola, individua dunque tre aree su cui sarebbero basate le contestazioni ai personaggi coinvolti e, in prevalenza, all'ex sindaco di Scalea, Mario Russo, finito sotto la lente di ingrandimento e “messo a nudo” dall'attività svolta negli anni precedenti. Le tre aree sono: i reati commessi nell’ambito della commissione per l’accertamento dell’invalidità e dell'handicap di Diamante; i reati commessi nell’ambito dell’attività di medico certificatore per il rinnovo delle patenti di guida dell’Asp di Scalea e gli illeciti in materia di visite necroscopiche. Le contestazioni nell'ambito della commissione per l'accertamento dell'invalidità ipotizzano il falso ideologico, truffa e abuso d’ufficio, che sarebbero stati commessi da Mario Russo, da solo, o in concorso con Antonia Coccimiglio ed Eugenio Vitale, rispettivamente segretaria e impiegato della Commissione istituita presso l’Asp di Diamante, con i vari beneficiari di pensioni, indennità o provvidenze variamente denominate. Secondo le ipotesi sarebbe stato certificato falsamente che il richiedente il beneficio si sarebbe presentato alla seduta e sottoposto a visita medica di accertamento dell’invalidità e/o dell'handicap e che la commissione Asp-Inps avrebbe deliberato il riconoscimento della condizione di invalido o portatore di handicap, attribuendo il relativo coefficiente percentuale o di gravità.



A Russo viene contestato il fatto di essersi accordato con i diretti interessati o con i loro familiari per “gestire in maniera illegittima e clientelare la procedura di riconoscimento di invalidità o handicap, si faceva consegnare copia di un documento di identità e di tutta la documentazione sanitaria relativa al richiedente e, sulla base di tale materiale, redigeva a tavolino un falso verbale di seduta e di accertamento sanitario, riconoscendo le eventuali patologie o condizioni invalidanti e attribuendo i relativi punteggi, autonomamente, ossia fuori dai lavori della commissione, e sulla base delle carte, consentendo in tal modo ai richiedenti di accedere al beneficio assistenziale senza sottoporsi a visita medica e, quindi, a prescindere da qualsiasi valido accertamento dei presupposti di legge. I privati, dal canto loro, pur avendo ricevuto l’invito dell’Inps a presentarsi alla seduta della commissione invalidi, d’intesa con il Russo, non comparivano e, quindi, non si sottoponevano a visita medico-legale, ma – si legge agli atti - venivano ugualmente segnati come presenti dal Russo, con la complicità della segretaria della Commissione Antonia Coccimiglio e dell’impiegato Eugenio Vitale. In altri casi, questi ultimi due dipendenti, all’insaputa di Russo e degli altri membri della commissione, d’accordo con i richiedenti, formavano un verbale di seduta e di accertamento dello status di invalido o handicappato materialmente falso”. Nello stesso filone di indagine, sarebbero stati riscontrati anche fatti, ritenuti gravi, di concussione o corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, commessi da Coccimiglio e Vitale. Il secondo troncone riguarda i reati commessi nell’ambito dell’attività di medico certificatore per il rinnovo delle patenti di guida dell’Asp di Scalea. Mario Russo, in qualità di unico medico certificatore dell’Asp nell’area di Scalea, si sarebbe reso protagonista, in concorso con diversi gestori e titolari di scuole guida o agenzie di disbrigo pratiche della zona, “di una nutrita serie di falsi ideologici e correlati episodi di corruzione, nell’ambito delle procedure di conseguimento e rinnovo delle patenti di guida (o, in alcuni casi, delle patenti nautiche o dei porti d’arma a uso caccia). In particolare, il medico, in concorso con i citati imprenditori, con i quali aveva elaborato un efficiente sistema clientelare, provvedeva al rilascio rinnovo delle patenti, senza sottoporre a visita medica gli interessati e perfezionando il procedimento amministrativo esclusivamente sulla base di uno scambio di dati con titolari di scuole guida e agenzie di pratiche automobilistiche. Questi ultimi, dal canto loro – si legge - a fronte di un consistente risparmio di spesa in termini di imposte di registro e tasse e dell’acceleramento della definizione dei procedimenti, retribuivano Russo con tangenti, il cui importo era stato stabilito con un vero e proprio tariffario”. La terza fase è quella relativa agli illeciti in materia di visite necroscopiche. Il principale indagato avrebbe esteso “il suo modus operandi anche al settore delle visite post mortem, omettendo sistematicamente, con il concorso dei vari gestori delle pompe funebri incaricati di curare le esequie, di effettuare i controlli necroscopici e compilando false certificazioni, che venivano trasmesse all’ufficiale dello stato civile in esecuzione della normativa di polizia mortuaria.

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