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"Re nudo", i gravi indizi di colpevolezza per i tre finiti in carcere

Il Gip ha stabilito, al momento dell'operazione "Re nudo” che per i tre indagati Russo, Coccimiglio e Vitale sussistono concreti pericoli di inquinamento delle prove e non solo


SCALEA – 19 dic. 20 - Perchè, per Mario Russo, Antonia Coccimiglio ed Eugenio Vitale il Gip ha disposto la misura cautelare in carcere. Per Mario Russo, si legge: “Le plurime ipotesi di reato, per come descritte nell'imputazione ed emergenti dagli atti d'indagine, sono ampiamente dimostrative della profonda capacità d'incidenza del medico legale, nel contesto della pubblica amministrazione, della politica e della cittadinanza comune; capacità, questa,che, unitamente alla spregiudicatezza dello stesso, manifestata nel compimento dei propri atti e nell'interazione con terzi, fa ragionevolmente ritenere che lo stesso possa subornare, intimidire o persuadere eventuali e futuri testimoni, affinché non riferiscano all'autorità giudiziaria quanto è a loro conoscenza”. Ma c'è di più, secondo il Gip, l'inserimento nel contesto del Servizio sanitario nazionale fa ritenere che, potendo avere accesso ad atti, documenti, cartacei e informatici, fonti di prova e cose pertinenti al reato, possa distruggerli o occultarli, impedendo o rendendo difficile il compiuto accertamento dei fatti, tanto in via diretta quanto avvalendosi di terze persone. Fra l'altro, si afferma, che le indagini non sono ancora concluse. Agli atti si legge ancora: “Sussiste altresì il concreto e attuale pericolo che Russo commetta delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quelli per cui si procede. Sotto tale profilo, le plurime ipotesi di reato allo stesso ascritte e le relative modalità, nonché, più in generale, l'atteggiamento sprezzante dallo stesso manifestato in ordine al rispetto delle regole, lasciano emergere la spiccata attitudine criminale del Russo, il quale ha effettivamente trasformato in attività delittuosa ogni compito svolto nell'amministrazione di appartenenza, anche associandosi con terzi. Attività delittuose – si legge - per come dallo stesso senza remora più volte esplicitato o lasciato emergere, rappresentano espressione di una vera e propria mentalità/ideologia dell'indagato, secondo cui la strumentalizzazione e mercificazioni delle funzioni svolte in ambito pubblico ad altri fini, e il totale spregio delle norme che le regolano, sono elevate a motivo d'orgoglio, nonché principio e regola dell'agire, tanto da giustificare l'orientamento in tal senso dell'attività del figlio, nonché il rimprovero e l'ostilità verso chi a tale logica inversa non intendeva conformarsi”.



Per Antonia Coccimiglio, secondo il Gip, sussiste il concreto e attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, nonché il concreto attuale pericolo di reiterazione di reati della stessa specie per i quali si procede: “modalità e circostanze – si legge - che manifestano con evidenza la natura non occasionale delle condotte, nonché la piena adesione e partecipazione attiva della donna alle attività illecite, anche in considerazione della spregiudicatezza manifestata nella strumentalizzazione e mercificazioni delle attività compiute in ambito pubblico e il totale spregio delle norme che le regolano. Il pregresso inserimento della donna (attualmente collocata in pensione) nel contesto pubblico de quo fa altresì ritenere la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio, potendo comunque la stessa, anche a mezzo di terze persone, avere accesso ad atti, documenti, cartacei e informatici, fonti di prova e cose pertinenti al reato, ed essere così in condizioni di distruggerli o occultarli”.

Anche per Eugenio Vitale, (persona incensurata), sussisterebbe il concreto e attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, nonché il concreto attuale pericolo di reiterazione di reati della stessa specie per i quali si procede.

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